09 giugno 2021 10:10

Maati Monjib, Omar Radi, Imad Stitou, Sulaiman Raissouni. Questi quattro giornalisti marocchini (franco-marocchino nel caso del primo) hanno molti punti in comune. Sono indipendenti, criticano il potere e sono perseguiti per episodi che non hanno molto da spartire con l’esercizio del loro mestiere. Tre di loro sono in carcere e sotto processo.

I difensori dei diritti umani denunciano una campagna d’intimidazione e persecuzione contro il giornalismo indipendente, in un paese che cerca di coltivare un’immagine di apertura. I giornalisti sono accusati di reati gravi che possono comportare lunghe condanne in prigione: stupro, abuso sessuale, attacco alla sicurezza dello stato, riciclaggio di denaro.

Uno di loro, Sulaiman Raissouni, caporedattore del quotidiano arabofono Akhbar al Youm, è in sciopero della fame da due mesi, indebolito e dimagrito, al punto che in una recente udienza non è riuscito ad alzarsi dalla sedia. I suoi amici temono per la sua vita. Una campagna di solidarietà in Marocco e all’estero gli ha portato il sostegno di numerosi colleghi.

Accuse che fanno riflettere
Un giovane attivista della comunità omosessuale accusa Raissouni di “attentato al pudore con violenza e sequestro di persona”. Il giornalista, 48 anni, rischia fino a dieci anni di carcere, ma professa la sua innocenza e denuncia la persecuzione politica. Per questo ha cominciato uno sciopero della fame per protestare contro le sue condizioni di detenzione in isolamento.

Anche Omar Radi, giornalista conosciuto per le sue inchieste politiche, in carcere da un anno, ha cominciato uno sciopero della fame che ha dovuto interrompere per ragioni di salute. È accusato di stupro e si professa innocente.

Fa riflettere la moltiplicazione delle azioni legali contro giornalisti noti per il loro lavoro investigativo e le loro voci critiche

Come per gli altri giornalisti, è impossibile sapere quanto siano fondate le accuse che gli vengono rivolte. Tuttavia fa riflettere la moltiplicazione di questo genere di azioni legali contro giornalisti noti per il loro lavoro investigativo e le loro voci critiche, soprattutto in un paese dove esistono seri dubbi sull’indipendenza della magistratura e sulla possibilità di ricevere un processo equo. In occasione di una recente udienza in tribunale di Raissouni, i giudici hanno accettato una perizia medica ufficiale secondo cui la salute dell’uomo sarebbe “eccellente” nonostante lo sciopero della fame, e hanno respinto una controperizia indipendente.

Perché un simile accanimento? Il governo marocchino coltiva l’ambiguità, tra un’immagine progressista che tenta di “vendere” attraverso una campagna di diplomazia e d’influenza nei paesi occidentali, e un volto nascosto e repressivo che considera la società civile come una minaccia.

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La criminalizzazione del giornalismo indipendente non è un’esclusiva marocchina, ma resta il fatto che il paese è al 133º posto su 180 nella classifica mondiale della libertà di stampa di Reporter senza frontiere, un risultato che riflette un contesto particolarmente negativo.

Il Marocco ha molte risorse legate al soft power, ma oggi non ha nulla da guadagnare attaccando il giornalismo indipendente in modi poco credibili. Rabat farebbe bene a fermarsi prima che un dramma trasformi la repressione in una crisi politica.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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