14 ottobre 2022 09:54

Innanzitutto scartiamo l’idea di una qualsiasi suspense a proposito dello svolgimento del ventesimo congresso del Partito comunista cinese, che si aprirà il 16 ottobre. Da quando è stata annunciata la data, infatti, è tutto già deciso.

Non esiste alcun dubbio sul fatto che Xi Jinping, numero uno cinese da dieci anni, otterrà un terzo mandato quinquennale, un fatto inedito nei 46 anni successivi alla morte di Mao Zedong. Xi ha eliminato la regola dei due mandati imposta da Deng Xiaoping, il grande leader dell’epoca successiva a Mao che aveva voluto impedire il ritorno degli uomini della provvidenza, spesso capaci di causare enormi disastri. Di conseguenza Xi potrà restare al potere per tutto il tempo che vorrà.

Il congresso sarà un’occasione per fare conoscere ai cinesi e al mondo gli orientamenti del partito e i cambi al vertice, mentre gli osservatori potranno valutare le minime inflessioni ideologiche e le possibili lotte tra clan, come accadeva ai tempi della cremlinologia sovietica.

Un paradosso
Mancheranno le sorprese che ci si aspetterebbero da un classico congresso politico, ma l’intervento di Xi sarà comunque sviscerato, soprattutto considerando il delicato momento globale.

Xi rappresenta un paradosso. Da un lato concentra su di sé tutti i poteri, al punto da essere il capo più autorevole dopo Mao e ancora più di Deng, figura cruciale del ventesimo secolo cinese, come ha sottolineato il 13 ottobre a Parigi il primo ministro australiano Kevin Rudd, fine conoscitore della Cina.

Per la prima volta da più di trent’anni la crescita cinese sarà al di sotto della media asiatica

Dall’altro lato, però, Xi deve affrontare sfide complesse che lo indeboliscono e di cui spesso è una delle cause. La prima è rappresentata dal suo impegno politico al fianco di Vladimir Putin nella guerra catastrofica in Ucraina. Due settimane prima dell’invasione Putin e Xi hanno firmato a Pechino una dichiarazione di amicizia “senza limiti”, ma oggi la Russia di Putin è diventata motivo di imbarazzo e di perturbazione ostacolando i programmi di Pechino.

La seconda sfida riguarda l’economia: la Cina quest’anno farà registrare appena il 2,8 per cento di crescita, la metà rispetto all’obiettivo fissato dal governo e soprattutto al di sotto della media asiatica per la prima volta da più di trent’anni. Tra i motivi di questo rallentamento ci sono la politica “zero covid”, le conseguenze della guerra ucraina sull’economia mondiale ma anche le scelte ideologiche di Pechino a favore del settore statale e a spese di quello privato, in ambito sia nazionale sia estero. Tutti aspettano di vedere in che direzione si muoverà Xi il 16 ottobre.

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Le terza sfida è data dalla rivalità crescente con gli Stati Uniti, con una guerra tecnologica che non si ferma e una guerra fredda che coinvolge l’Asia e il mondo intero. Anche in questo caso Xi ha la sua parte di responsabilità: alcuni in patria gli rimproverano di aver ignorato i consigli di modestia di Deng, figura onnipresente nel dibattito cinese.

Oggi il rischio è limitato per l’uomo che si fa chiamare “il navigatore”, con un riferimento al “grande timoniere” Mao. Il sistema totalitario di Xi, infatti, continua a controllare il paese. Ma il leader che sarà incoronato in occasione del ventesimo congresso è molto meno sereno di quanto potrebbe suggerire l’ondata rossa dei prossimi giorni.

(Traduzione di Andrea Sparacino)