La manifestazione a Verona in difesa della legge 194, il 13 ottobre 2018.

Da Verona parte l’offensiva della destra contro l’aborto

La manifestazione a Verona in difesa della legge 194, il 13 ottobre 2018.
23 novembre 2018 10:04

Questo articolo nasce dal lavoro comune di un gruppo di giornali europei, Europe’s far right research network, in vista delle elezioni europee 2019. Ne fanno parte, oltre a Internazionale, Falter (Austria), Gazeta Wyborcza (Polonia), Hvg (Ungheria), Libeŕation (Francia) e Die Tageszeitung (Germania).

Romeo e Giulietta probabilmente non sono mai esistiti, ma ogni anno migliaia di turisti da tutto il mondo arrivano a Verona, la città in cui è ambientato il dramma di William Shakespeare, per visitare la casa di Giulietta e la sua tomba, lasciare un bigliettino d’amore nel cortile dell’edificio medievale o toccare la statua che raffigura la protagonista di una delle storie d’amore più tragiche della letteratura mondiale.

Ma nel corso dell’ultimo anno Giulietta non è stato l’unico personaggio letterario femminile a essere evocato lungo le strade della città e all’interno degli antichi palazzi; spesso si sono viste anche le protagoniste del Racconto dell’ancella, il romanzo della scrittrice canadese Margaret Atwood, da cui sono stati tratti anche un film e una serie televisiva.

Il 4 ottobre, mentre il consiglio comunale della città approvava una mozione contro l’aborto presentata dal consigliere leghista Alberto Zelger, alcune attiviste del movimento femminista Non una di meno seguivano in silenzio la seduta indossando i mantelli rossi e le cuffie bianche proprio come le ancelle del romanzo distopico di Atwood, diventato in tutto il mondo il simbolo della lotta delle donne contro la strumentalizzazione dei loro corpi e i tentativi di limitare la loro autodeterminazione.

Le attiviste di Non una di meno assistono alla seduta del consiglio comunale di Verona durante l’approvazione della mozione antiabortista, il 4 ottobre 2018.

“Avevamo l’esigenza di protestare in silenzio, ma non potevamo portare cartelli altrimenti ci avrebbero mandato via dalla seduta del consiglio comunale”, spiegano Laura Sebastio e Francesca Milan del gruppo Non una di meno di Verona. Le incontro in un bar a pochi metri dalla casa di Giulietta, in un locale seminterrato diventato un punto di ritrovo per l’opposizione cittadina, più di una volta preso di mira da gruppi neofascisti locali.

La protesta delle ancelle
“Ci siamo ispirate a proteste che c’erano state in alcuni stati americani, come il Texas contro misure simili”, continuano. Con il loro travestimento le attiviste sono riuscite ad attirare l’attenzione della stampa nazionale su quello che stava succedendo a Verona, ma la mozione contro l’aborto è stata approvata lo stesso con 21 voti a favore e sei contrari, con l’appoggio perfino della capogruppo del Partito democratico, Carla Padovani.

“Anche se per il momento in città il servizio per l’interruzione di gravidanza funziona abbastanza bene, nonostante un tasso di obiezione di coscienza intorno al 70 per cento, temiamo che in futuro le organizzazioni pro-life cattoliche proveranno a entrare dentro ai consultori cittadini”, spiega Maria Genneth, ginecologa e presidente dell’Associazione italiana per l’educazione demografica (Aied) di Verona. La sua organizzazione è stata esclusa dalla Consulta comunale della famiglia per volere del sindaco e solo dopo il ricorso al tribunale amministrativo regionale è stata riammessa a partecipare.

Così nel quarantesimo anniversario della legge 194 del 1978 che ha depenalizzato l’interruzione di gravidanza in Italia, a Verona il consiglio comunale ha approvato una misura “per la prevenzione dell’aborto e il sostegno alla maternità” e si è autoproclamata “città a favore della vita”. Inoltre ha stanziato “cospicui finanziamenti” per le organizzazioni antiabortiste cattoliche come Gemma, Chiara e Culla segreta, che si occupano di sostenere economicamente le donne per convincerle a rinunciare a un’interruzione di gravidanza già programmata.

In realtà secondo i dati del ministero della salute in Italia, da quando è stata approvata la legge 194, le interruzioni volontarie di gravidanza sono più che dimezzate. Ma gli antiabortisti italiani, molto legati agli ambienti del tradizionalismo cattolico, sostengono che la legalizzazione dell’aborto sia una delle cause della bassa natalità del paese.

Dal canto suo il leghista Alberto Zelger, primo firmatario della mozione e già sostenitore nel luglio del 2014 di una crociata “in difesa della famiglia naturale” contro le unioni omosessuali, ha affermato durante un’intervista a Radio24 che “l’aborto non è un diritto, è un abominevole delitto. Il mio esempio è la Russia di Putin, dove gli aborti sono scesi da quattro milioni l’anno a due con sussidi alla maternità. Fosse per me la legge sull’aborto, la 194, non dovrebbe esistere. Sono contrario all’aborto, del tutto in linea con la posizione del ministro Fontana. Significa uccidere un bambino nella pancia della mamma”.

Il ministro della famiglia Lorenzo Fontana, 38 anni, veronese, vicesegretario della Lega e amico personale del leader del partito Matteo Salvini (che gli ha fatto anche da testimone alle nozze) nella sua prima intervista da ministro al Corriere della Sera ha dichiarato che una delle priorità del suo mandato è l’aumento della natalità in Italia e il contrasto all’aborto. “Voglio intervenire per potenziare i consultori così da cercare di dissuadere le donne dall’abortire. Sono cattolico, non lo nascondo. Ed è per questo che credo e dico anche che la famiglia sia quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà”, ha chiarito Fontana, negando che si possano chiamare famiglie le unioni tra persone dello stesso sesso.

Al tema, il ministro ha dedicato anche un libro: La culla vuota della civiltà. All’origine della crisi (2018), presentato anche nell’ambito del Festival per la vita, un convegno che si è svolto a Verona il 17 e 18 febbraio 2018 con il patrocinio dell’amministrazione cittadina. L’introduzione al libro di Fontana, scritto insieme al banchiere cattolico Ettore Gotti Tedeschi, l’ha curata il leader della Lega Matteo Salvini. Al Festival per la vita, che si è svolto in uno degli edifici più importanti della città, hanno partecipato anche figure internazionali dell’antiabortismo come il francese Xavier Dor, pediatra, presidente dell’associazione cattolica Sos Tout-petits, e Bernard Gappmaier, medico e attivista pro-life austriaco, presidente della Federazione europea dei medici per la tutela della vita.

Nel libro Fontana esprime molto chiaramente le sue posizioni contro l’aborto, citando i dati diffusi dai movimenti pro-life: “Dal 1978 a oggi l’aborto (legale) ha impedito la nascita di sei milioni di bambini italiani, anche a causa di una certa cultura politica, cara alla sinistra, che demonizza l’obiezione di coscienza e preferisce eradicare la vita piuttosto che agire sul sistema dei consultori e, più in generale, sulla prevenzione dell’aborto. L’Institute of family policies americano ha calcolato che il numero degli aborti nei paesi dell’Europa (cosiddetta) ‘unita’, 1.207.464, equivale al deficit nel tasso di natalità europeo”. Nel libro il ministro diffonde i dati di movimenti e istituti legati agli ambienti ultraconservatori cattolici, come se fossero il prodotto di studi indipendenti.

I manifesti di Forza nuova e del comitato No 194 a Verona, novembre 2018.

“Vale poi la pena notare il profilo del coautore del volume di Fontana, Ettore Gotti Tedeschi, noto per essere vicino al papa Benedetto XVI, banchiere ed ex presidente dell’Istituto per le opere di religione (Ior), la banca del Vaticano”, sottolinea il giornalista e scrittore Valerio Renzi, autore del libro La politica della ruspa. La Lega di Salvini e le nuove destre europee.

“Tedeschi appartiene allo schieramento più radicalmente avverso a papa Francesco – continua Renzi – all’area più intransigente e antimodernista della chiesa cattolica, anticonciliare e tradizionalista. Emerge così quel rapporto duplice che la Lega, da sempre, ha avuto con la chiesa: da una parte l’opposizione ai valori di accoglienza e solidarietà espressi da una parte della tradizione cattolica italiana, dall’altra il richiamo alla religione e ai suoi simboli come elementi costitutivi di una tradizione nazionale da opporre agli altri, in particolare ai migranti di religione musulmana”.

Un laboratorio
La mozione antiabortista di Verona è stata subito ripresa da consiglieri di altre città italiane – tra cui Milano, Roma, Ferrara, Trieste, Sestri Levante, Alessandria – che hanno copiato il suo testo e hanno cercato di farlo approvare dai consigli comunali. Ma al di là dell’approvazione di queste mozioni, sembra che il loro valore sia soprattutto culturale. “Tutte queste mozioni si basano su una strategia e su un’ambiguità che molti politici e anche alcuni giornali stanno cercando di alimentare: il trucco consiste nel dire di voler applicare la 194 nella sua totalità sostenendo però delle associazioni legate a movimenti che vogliono abrogare la legge 194”, ha spiegato la giornalista del Post Giulia Siviero.

Per Siviero l’obiettivo della mozione è simbolico: attraverso queste misure gli ambienti dell’estrema destra e del mondo tradizionalista cattolico provano ad affermare il principio che gli antiabortisti vogliono una piena applicazione della legge 194, “che sono per la vita, mentre gli altri sono per la morte”, nel senso che vorrebbero far entrare i gruppi cattolici nei consultori per convincere le donne a non abortire. “Come se ci fossero motivazioni solo economiche dietro alla scelta di non portare avanti una gravidanza” e come se davvero la legalizzazione dell’aborto avesse qualche relazione con il basso tasso di natalità del paese: un nesso smentito dal ministero della salute e da tutti gli studi scientifici sul tema.

Da anni Verona è un laboratorio per le politiche antiabortiste e contro le unioni omosessuali e in città si registra una saldatura abbastanza esplicita tra gli ambienti del tradizionalismo cattolico, quelli dell’estrema destra e quelli della destra istituzionale rappresentata in questo momento dalla Lega di Matteo Salvini. “Fontana è un prodotto locale”, spiega Emanuele Del Medico, attivista e autore del libro All’estrema destra del padre. Tradizionalismo cattolico e destra radicale.

Da tempo Del Medico sostiene che Verona sia una sorta di laboratorio dell’estrema destra, “un paradigma” lo definisce. Questo fenomeno ha radici antiche: “Storicamente l’estrema destra è stata molto forte in città: Verona è stata una delle capitali della Repubblica di Salò e sede del comando della Gestapo durante l’occupazione nazista, attraversata negli anni settanta da tutti i gruppi dell’eversione nera durante la strategia della tensione”.

Una manifestazione contro l’aborto a Berlino, in Germania, il 16 settembre 2018.

La Lega veneta, che ha avuto come massimo esponente l’ex sindaco di Verona, Flavio Tosi (prima che entrasse in contrasto con Salvini), ha questa doppia relazione sia con l’estrema destra extraparlamentare sia con i tradizionalisti cattolici. Per anni uno dei consiglieri di Tosi era Andrea Miglioranzi, il cantante dei Gesta Bellica, un gruppo nazirock veronese legato al Veneto Fronte Skinheads.

“C’è una foto del family day di Verona del 2015 che mostra molto bene questa prossimità”, racconta Del Medico. “Dietro allo striscione della manifestazione per la famiglia sfila l’attuale ministro Lorenzo Fontana insieme a Matteo Castagna, fondatore dell’organizzazione oltranzista cattolica Christus Rex, legata al partito neofascista Forza nuova, ma anche insieme all’attuale sindaco di Verona Federico Sboarina, al coordinatore di Forza nuova per il nord Luca Castellini e all’assessore alla sicurezza del comune di Verona Daniele Polato”.

In una città di medie dimensioni come Verona c’è molta vicinanza tra movimenti extraparlamentari e politici istituzionali. “Queste persone inoltre condividono non solo la militanza, ma anche la passione per la stessa squadra di calcio e s’incontrano tutte le domeniche nella curva sud dell’Hellas Verona, la squadra di calcio locale”, afferma Del Medico.

Lo stadio di Verona è sempre stato un collante per l’estrema destra locale. Nel luglio del 2017 fecero molto scalpore gli slogan gridati dai tifosi durante una festa dell’Hellas Verona: “Siamo una squadra fantastica, fatta a forma di svastica”. Poco prima Luca Castellini, coordinatore di Forza Nuova, dal palco aveva invocato i cori dicendo: “Chi ha permesso questa festa, chi ha pagato tutto, chi ha fatto da garante ha un nome: Adolf Hitler”. Per l’estrema destra veronese lo stadio è un luogo di aggregazione: “Il punto è che in questo momento, un fenomeno che denunciamo da anni rischia di assumere una dimensione nazionale con la nomina di Lorenzo Fontana a ministro della famiglia”.

Il congresso delle famiglie
Matteo Castagna di Christus rex, per esempio, ha da poco scritto un libro Cattolici tra europeismo e populismo, che è stato presentato a Verona dallo stesso consigliere comunale della mozione antiabortista, Alberto Zelger, ma al libro sarà dedicato un incontro anche a Roma, alla camera dei deputati il 26 novembre. Inoltre nel giorno in cui Non una di meno ha convocato una manifestazione nazionale a Roma contro la violenza maschile sulle donne con lo slogan “Agitazione permanente”, Forza nuova si ritroverà a Verona per dichiarare la città “Vandea d’Europa” (in riferimento alla regione francese che nel 1793 fu teatro di un’insurrezione conservatrice contro il governo rivoluzionario giacobino), mentre il Comitato no194 (di cui fa parte anche Fontana) sfilerà nella stessa città, per chiedere un referendum per l’abrogazione della 194.

Intanto un altro organizzatore dei family day e compagno di partito di Fontana, Simone Pillon, ha fondato il gruppo parlamentare Vita, famiglia e libertà, la cui priorità è l’abolizione dell’aborto e a cui hanno aderito 150 parlamentari di diversi schieramenti politici (tra cui Paola Binetti e Maurizio Gasparri). Infine tra le iniziative promosse dal ministro c’è il World congress of families (Wcf), il congresso mondiale delle famiglie, che si svolgerà proprio a Verona nel marzo del 2019. Il congresso delle famiglie è una piattaforma, nata negli Stati Uniti nel 1997, per promuovere le campagne contro l’aborto, contro la pornografia e contro le unioni tra persone dello stesso sesso e per sostenere invece la cosiddetta “famiglia naturale”.

L’organizzazione, che riunisce diverse associazioni pro-life di tutto il mondo, finanzia diverse iniziative e un summit una volta all’anno. Il suo obiettivo è creare una rete internazionale, attiva su questi temi. L’ultimo congresso delle famiglie si è svolto a Chisinau, in Moldova, nel settembre del 2018 con la benedizione del presidente moldavo, Igor Dodon, molto vicino a Mosca. Anche due oligarchi russi conservatori e vicini alla chiesa ortodossa russa, Konstantin Malofeev e Vladimir Yakunin, sono spesso stati ospiti del World congress of families e in passato hanno finanziato iniziative nei paesi dell’ex Unione Sovietica e dell’Europa occidentale su questi temi.

Il socio di Malofeev, Aleksei Komov, è nel consiglio di amministrazione del World congress of families, la moglie di Yakunin, Natalia Yakunina, è a capo della “Sanctity of motherhood”, una delle associazioni pro-life più attive in Russia, che ha partecipato al Wcf in Moldova. Malofeev – uno degli artefici, secondo il sito d’informazione francese Mediapart, dell’avvicinamento del Front national di Marine Le Pen alla Russia – è sempre il benvenuto in queste iniziative, anche se è ancora nella lista nera stilata dall’Unione europea e dagli Stati Uniti delle persone sanzionate perché accusate di aver finanziato milizie filorusse nell’est dell’Ucraina.

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Tra le associazioni che fanno parte del Wcf ci sono anche ProVita onlus, Generazione famiglia, Comitato difendiamo i nostri figli e Novæ Terræ. Un’inchiesta di Paolo Biondani e Francesca Sironi, pubblicata dal settimanale L’Espresso il 16 novembre, mostra qual è stato negli ultimi anni il ruolo della fondazione Novæ Terræ. La fondazione ha intercettato finanziamenti russi per organizzare campagne contro l’aborto e le unioni omosessuali in tutto il mondo.

Per esempio, nel gennaio 2014, la fondazione ha donato 12mila euro a Benjamin Harnwell, un politico ultraconservatore britannico, fondatore di Dignitatis Humanae Institute (Dhi): un’organizzazione cattolica che ha sede vicino al Vaticano, in via delle Fornaci, a Roma e di cui fa parte anche il cardinale tradizionalista Raymond Leo Burke. L’Istituto Dignitatis Humanae è molto vicino infine a Steve Bannon, l’ideologo dell’estrema destra americana, ex consigliere del presidente Donald Trump.

Di Novæ Terræ fa parte dal 2015 anche il senatore leghista Simone Pillon, che ultimamente ha fatto molto parlare di sé per aver proposto nell’agosto del 2018 un disegno di legge “per garantire l’affido condiviso, il mantenimento diretto e la garanzia di bigenitorialità”. Una proposta su divorzio e affido dei figli minori che ha suscitato dure critiche da parte di associazioni femministe, ma anche dalle autorità che si occupano di violenza domestica e di tutela dei minori. La norma impone l’intervento di un mediatore privato a pagamento in caso di separazione dei genitori e la determinazione attraverso un piano genitoriale delle attività che il minore deve svolgere, inoltre impone alla minore di passare almeno 12 giorni al mese con il padre e abolisce l’assegno di mantenimento per la madre.

Il 22 ottobre le relatrici speciali delle Nazioni Unite sulla violenza e la discriminazione contro le donne Dubravka Šimonović e Ivana Radačić hanno inviato una lettera al governo italiano esprimendo preoccupazione per il provvedimento, inoltre l’associazione D.i.Re ha lanciato una petizione online che ha raccolto migliaia di firme per chiedere la modifica della norma. Il 10 novembre migliaia di persone sono scese in piazza in tutta Italia per bloccare il ddl in discussione al senato.

Anche Pillon parteciperà al XIII congresso mondiale delle famiglie che si svolgerà a Verona dal 29 al 31 marzo. Durante la presentazione del congresso alla presenza di Pillon e Salvini, oltre che dell’americano Brian Brown, le associazioni promotrici hanno detto “che da Verona partirà la controrivoluzione del buonsenso e della ragione” e che “il vento in Europa sta cambiando”.

A Verona l’antiabortismo sembra aver trovato una nuova strada per penetrare in Europa. Anche se alcuni esperti sostengono che non sarà questo il tema che salderà l’alleanza tra i partiti della destra europea, in vista delle elezioni del 2019. “Questi temi sono sempre stati presenti nella Lega lombarda di Umberto Bossi a partire degli anni novanta, ma ho come l’impressione che appartengano di più alla vecchia Lega, che a quella di Salvini. Non è su questo che si concentrerà la strategia salviniana”, spiega Elia Rosati, professore all’università di Milano e autore di diversi saggi sull’estrema destra italiana.

“Da sempre c’è una vicinanza della Lega su questi argomenti con il Partito della libertà austriaco (Fpö) di Heinz-Christian Strache, oggi vicecancelliere in Austria, e con i bavaresi dell’Unione cristiano-sociale (Csu). Lo stesso Front national in Francia è fortemente impregnato di tradizionalismo cattolico”, continua Rosati.
Tuttavia l’alleanza a cui la Lega sembra dare più importanza è quella con le destre più estreme come l’Alternative für Deutschland (AfD) tedesca o i Democratici svedesi.

“Ma i paesi di tradizione protestante sono più laici della Lega; molti dei leader dei partiti dell’estrema destra del Nordeuropa sono omosessuali dichiarati o divorziati”, afferma Rosati. Le destre dei paesi del sud e dell’est dell’Europa, più legate alla chiesa cattolica e alla chiesa ortodossa, puntano sull’antiabortismo e sulla famiglia tradizionale, ma difficilmente trovano punti di contatto con le destre dei paesi nordici. “Anche Marine Le Pen ha posizione molto più laiche di suo padre rispetto a questi temi, perché ha capito che sono divisivi. E anche Matteo Salvini credo che sia più moderno del resto della nomenclatura della Lega, anche se una parte del suo partito rimane legata agli ambienti più tradizionalisti come quelli veneti”.

Sarà più facile, secondo Rosati, che una saldatura su questi temi passi dalla battaglia per la famiglia tradizionale e contro i diritti degli omosessuali, che la destra definisce teoria o ideologia del gender: “Basti pensare all’Ungheria di Viktor Orbán che ha lasciato da parte l’antiabortismo, perché concentrandosi sulla battaglia contro le unioni tra persone dello stesso sesso si può costruire un’altra idea di società e di stato sociale, introducendo degli elementi discriminatori nel welfare”.

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