Il 24 febbraio 17 organizzazioni umanitarie internazionali hanno presentato un ricorso alla corte suprema israeliana contro l’espulsione di 37 ong dalla Striscia di Gaza, dalla Cisgiordania e da Gerusalemme Est, mettendo in guardia dalle conseguenze catastrofiche per i civili.

Le ong ricorrenti hanno chiesto alla corte di sospendere in via provvisoria il provvedimento del governo israeliano, che dovrebbe entrare in vigore il 1 marzo, in attesa di esaminare la questione in modo più approfondito.

Il 30 dicembre le autorità israeliane avevano informato 37 ong, tra cui Medici senza frontiere (Msf), Oxfam, Norwegian refugee council (Nrc) e Care international, che le loro licenze sarebbero state prorogate oltre il 28 febbraio solo se avessero fornito un elenco dei loro impiegati palestinesi, citando “motivi di sicurezza”.

Israele aveva concesso alle ong 60 giorni di tempo per fornire l’elenco. Se non lo faranno, dovranno cessare progressivamente le loro attività nei Territori palestinesi entro due mesi.

Le Nazioni Unite avevano reagito chiedendo a Israele di revocare il provvedimento, che prende di mira organizzazioni essenziali per la distribuzione degli aiuti agli abitanti della Striscia di Gaza, devastata da due anni di guerra tra Israele e Hamas.

Le ong ricorrenti sostengono che fornire gli elenchi degli impiegati palestinesi potrebbe esporli a rappresaglie.

In una dichiarazione pubblicata il 24 febbraio, hanno anche affermato che la richiesta israeliana “viola il diritto umanitario internazionale e “il principio di neutralità”.

“In base alla quarta convenzione di Ginevra sulla protezione dei civili in tempo di guerra, le potenze occupanti devono facilitare la consegna degli aiuti ai civili”, hanno ricordato le ong.

“Subordinare la presenza umanitaria a requisiti amministrativi, in questo caso alla consegna di elenchi del personale locale, mette a rischio attività essenziali”, hanno aggiunto.

Secondo le ong ricorrenti, inoltre, l’applicazione del provedimento è già cominciata “de facto” con il blocco delle spedizioni umanitarie e il rifiuto di concedere visti agli impiegati stranieri.

Yotam Ben-Hillel, l’avvocato israeliano che ha presentato il ricorso per conto delle ong, ha dichiarato che “la decisione del governo israeliano è illegittima in quanto, in base agli accordi di Oslo, la registrazione delle organizzazioni internazionali è di competenza dell’Autorità Nazionale Palestinese”.