Il 25 febbraio il dipartimento della giustizia statunitense si è impegnato a riesaminare dei documenti del dossier Epstein, dopo che alcuni mezzi d’informazione l’avevano accusato di aver rimosso dei file che citavano il presidente Donald Trump, comprese accuse di abusi sessuali nei confronti di persone minorenni.

Il 24 febbraio l’emittente radiofonica pubblica Npr aveva riferito che il dipartimento della giustizia, guidato da Pam Bondi, una fedelissima di Trump, aveva bloccato la pubblicazione di documenti in cui il presidente era accusato di aver aggredito sessualmente una minorenne.

Secondo la Npr, molti altri documenti che menzionano Trump non sono presenti nel database pubblico relativo al criminale sessuale Jeffrey Epstein, morto in prigione nel 2019.

In un comunicato emesso la sera del 25 febbraio, il dipartimento della giustizia ha riferito che, secondo alcuni mezzi d’informazione, dei documenti relativi alla complice di Epstein, Ghislaine Maxwell, non figurano nel database pubblico.

“Come avviene per tutti i documenti che ci vengono segnalati, il dipartimento ha avviato una verifica”, ha affermato.

“Se dalla revisione dovesse emergere che un documento è stato classificato in modo errato, e se la sua pubblicazione soddisfa i criteri di legge, procederemo immediatamente”, ha assicurato il dipartimento, riferendosi alla normativa sul caso Epstein approvata dal congresso alla fine del 2025.

Sulla scia della Npr, il 25 febbraio il New York Times ha rivelato che tra i documenti rimossi figurano delle note dell’Fbi che riassumono gli interrogatori condotti in relazione alle accuse fatte da una donna nel 2019.

La donna si era fatta avanti dopo l’arresto di Epstein sostenendo di essere stata aggredita sessualmente, molti anni prima, quando era minorenne, dal finanziere newyorchese e da Trump.

Secondo il quotidiano, dei quattro interrogatori è stata resa pubblica solo una breve sintesi che menziona le accuse contro Epstein, ma non quelle contro Trump.

I membri democratici della commissione di supervisione della camera dei rappresentanti hanno riferito di aver indagato nelle scorse settimane sul lavoro dell’Fbi in merito alle accuse del 2019. “Possiamo confermare che a quanto pare il dipartimento della giustizia ha bloccato illegittimamente la pubblicazione della documentazione completa sulla vicenda”, hanno affermato sul social network X.

“Insabbiare le prove di una presunta aggressione compiuta dal presidente degli Stati Uniti è molto grave. Pretendiamo delle risposte”, hanno aggiunto.

Il dipartimento della giustizia ha reagito invitandoli a “smettere d’ingannare l’opinione pubblica”.

Il 30 gennaio il dipartimento della giustizia aveva pubblicato “più di tre milioni di pagine” del dossier Epstein, molte delle quali censurate, sostenendo di aver così ottemperato al suo dovere di fare piena luce sul caso.

Ma molte vittime di Epstein avevano contestato l’oscuramento dei nomi di persone responsabili degli abusi.

Trump era amico di Epstein, ma ha sempre sostenuto di aver rotto i rapporti con lui molto prima della sua morte e di non essere stato a conoscenza dei suoi crimini.