È difficile stabilire quale sarà il sentimento dominante del 2022, gravato dalla responsabilità di essere il vero anno che metterà fine al tempo pandemico. Un’amica mi ha detto di essere solo “rabbia e languore”, e per qualche corto circuito sinaptico ho pensato a una vecchia espressione di Jack Kerouac, quando parlava della voglia di “mollare tutto e dimenticare tutto, morire a stelle buie”. Ma, per morire a stelle buie, di stelle bisogna averne. Nella nostra lingua la mancanza di stelle viene definita (e camuffata) con la parola desiderio, da de/sidus, senza stella. Una privazione di buoni presagi che costringe alla ricerca, alla voglia di trovare luce.

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Il titolo del nuovo disco di Cristina Donà è deSidera, una riflessione sulla condizione di mancanza e sulle mire di conquista, che possono passare dalla nostalgia alla cattiveria allo sfruttamento nel giro di un verso. Per accompagnare questo sentimento, Donà trova una nuova pulsazione ritmica, definita “elettronica preistorica”, in sintonia con l’atmosfera parzialmente cannibale e ossuta di certi pezzi. In fondo “il desiderio è come un cane”, e si sente. A proposito di sentimenti dominanti, con la scrittura elegante che sgrava le canzoni da un eccesso di politica (ci sono più i muscoli della danza che della filosofia nei suoi brani), in Colpa Cristina Donà tira in ballo un’altra ricerca esasperata del nostro tempo: “Punta il dito, puoi trovare /Tutte le cause del tuo male /Lamentarsi, lamentare /Frutta fresca di stagione/ Punta il dito, puoi trovare/ Tutte le cause del tuo male”. E pensare che è stata scritta anni fa. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1438 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati