Mia figlia di 13 anni è cambiata in pochi mesi. È ovvio che sia un fatto di crescita, ma è difficile accettare un carattere nuovo, e un po’ mi auguro che torni quella di prima. Mi abituerò? –Dina

Mio figlio più piccolo, dieci anni, è sempre stato un amante della mattina. Fino a qualche mese fa apriva gli occhi al primo sole, scattava in piedi, si preparava la colazione, si vestiva e poi aspettava l’ora di andare a scuola leggendo un fumetto. Quest’anno qualcosa è cambiato. Prima di tutto non si sveglia più da solo, neanche se c’è rumore. E poi è cambiato l’atteggiamento: non fa che chiedere quanto manca a Natale e ripetere che l’anno prossimo non vuole cominciare le medie. Stamattina, quando l’ho svegliato, da sotto un cumulo di coperte mi ha risposto: “No, no e no”. Qualche sera fa mi ha detto: “Papà, io odio i fenici. Se non avessero inventato la moneta saremmo rimasti con il baratto, non avremmo dovuto lavorare per lo stipendio e non sarei dovuto andare a scuola domani”. Proprio come te, mi sono sorpreso di un cambiamento così repentino. Potrebbe essere l’inizio di una fase adolescenziale. Potrebbe essere che quest’anno le maestre sono più severe. Potrebbe essere che a Roma piove da settimane o che di recente io passo molto più tempo in redazione. Di sicuro sarà anche perché da un anno e mezzo sta in classe con la mascherina in faccia e il sedere inchiodato alla sedia anche a pranzo e a ricreazione. In ogni caso, ho deciso di non oppormi a questo movimento: i figli crescono e cambiano, e noi genitori possiamo solo guidarli e sostenerli rispettando il loro modo di essere.

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Questo articolo è uscito sul numero 1436 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati