**◆ **Ci sono almeno tre salvatori in giro, beati noi, tutti di spessore: Salvini, Meloni, Renzi. Lo sfondo su cui eroicamente si stagliano è un paese più allarmato che mai, sospinto dal pericolo del virus a cedere diritti, a diventare ubbidiente, a sperimentare le grandi possibilità, in democrazia, della pedagogia dello spavento. I salvatori agitano rosari, schierano patrioti, dialogano coi morti. Soprattutto ce l’hanno con Conte, che non porta con sufficiente energia la croce sanitaria e quella economica. L’assunto, naturalmente, è che loro, politici di razza, la porterebbero di gran lunga meglio, e a dimostrazione adottano la tecnica del lupo. Accampano, cioè, tutte le ragioni possibili, anche le più assurde, per divorare giustificatamente l’agnello e il suo governo. Il problema è che il balzo va fatto al momento giusto, vale a dire quando il supplizio della croce (virus in agguato, economia a pezzi) sarà finito e al salvatore più lesto toccherà soltanto la resurrezione. Senonché il tempo passa, ogni tanto si tessono le lodi di qualcuno, vedi Zaia, gli uomini della provvidenza rischiano di diventare una folla. Senza dire che il presidente è tutt’altro che un agnello. Cosa accadrebbe, ommioddio, a questo paese sventurato se Conte, invece di portare la croce e poi sparire, si facesse tutto il Golgota e la resurrezione, diventando lui, l’ex nessuno, il salvatore?

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Questo articolo è uscito sul numero 1357 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati