Voglio confessare una colpa dell’anno passato. Ho scritto “Greta” invece che “Greta Thunberg” o “Thunberg”. Il brutto è che non l’ho fatto per distrazione ma avendoci riflettuto. Ero parecchio oltre i 1.390 caratteri, spazi inclusi, di questa colonna, e dovevo tagliare a più non posso. Così – leva questo, leva quello – mi sono chiesto: via anche Thunberg? Ho pensato: se lo faccio sarò sgridato. Sto per comportarmi come chi, invece di scrivere Hillary Clinton, scrive Hillary, invece di Michelle Obama scrive Michelle. Passerò per il maschio paternalista che non si sognerebbe mai di scrivere “Paolo” invece di “Paolo Sorrentino” o “Sorrentino”, ma butta lì Hillary, Michelle, Greta come se fossero gattine. D’altra parte – ho almanaccato – perché non scrivo solo “Paolo”? Be’, perché nessuno saprebbe di che Paolo parlo, e l’unico Paolo che verrebbe in mente è quello di Tarso. Quanto a Hillary e Michelle, non sarebbe peggio se, chiamandole per cognome, le assimilassi ai potenti mariti sotto i cui cognomi hanno sepolto, secondo un pessimo uso, il loro? Basta – ho concluso – decisiva è la fama. Di Greta si può dire solo Greta perché ormai è più famosa di Garbo e anche di Dante che, sebbene maschio e grandissimo poeta, chiamiamo per nome da qualche secolo come un cagnolino. Quindi ho cancellato “Thunberg”. Ma la colpa resta, lo so, e chiedo scusa.

Questo articolo è uscito sul numero 1443 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati