Di certo c’è che Draghi vuole fare il presidente della repubblica e Berlusconi pure. Di certo c’è che monumentalizzare Berlusconi in cima al colle è la negazione di tutte le ragioni che concorrono a monumentalizzare Draghi nello stesso sito. Di certo ci vorrebbe, a destra, una bella faccia tosta per votare prima Berlusconi, tanto per farlo contento, e poi Draghi, tanto per mostrarsi maturi per Chigi. Ma, una volta enunciate queste certezze, non c’è che il forse. Forse la stessa destra si serve dello spauracchio Berlusconi per atterrire una sinistra pensosamente balbettante. Forse, buttato giù d’arcione il cavaliere grazie al savio ripensamento dei suoi stessi staffieri, arriverà un c aval donato patriottico al quale la sinistra, lieta per lo scampato pericolo, riterrà maleducato guardare in bocca. Forse, alla fine, i due schieramenti dichiareranno che ogni cosa è andata per il meglio, visto che il meglio è per entrambi il meno peggio e chiunque, si sa, è meno peggio di Berlusconi. Forse alcune decine di milioni di cittadini impegnati a scansare il covid e mille altri agguati – oltre che a sbarcare il lunario e cercare di assegnare un briciolo di senso alla vita – capteranno, di questo formidabile rebus istituzionale e della sua eventuale finissima soluzione politica, solo un’eco disturbante che li allontanerà ancor più, pericolosamente, dai riti della democrazia.

Questo articolo è uscito sul numero 1444 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati