Il male ci incalza a tal punto che, appena avvertiamo una lieve attenuazione della sua pressione, esclamiamo contenti: “Meno male”. Meno male, dunque, che il nostro presidente è ancora Sergio Mattarella e meno male che, di conseguenza, a palazzo Chigi resta Mario Draghi. Anche se il male è sempre lì, una baraonda di malintenzionati logorati dal malanimo. La destra, rissosa, è sempre più destra-destra e spalanca le porte a chiunque si senta patriota. Gli altri schieramenti, in cerca di centralità, corrono confusamente a fare il centro della destra-destra, visto che una sinistra non c’è – men che meno una sinistra-sinistra – e su piazza si distinguono soltanto i linguacciuti saccenti o i ben educati strateghi del nulla di fatto. I media intanto rimescolano i malumori, oggi chiedendo che il governo prenda a calci il parlamento e metta in riga i partiti, già al si salvi chi può di una ferocissima campagna elettorale; domani che i partiti siano di parte, che il parlamento parlamenti, sennò che democrazia è questa. Quanto a Mattarella e Draghi, al fine di guarire l’Italia è stata rubata al primo una serena vecchiaia e al secondo il Quirinale. Il primo di conseguenza è costretto a ringiovanire per far fronte al nuovo settennato, il secondo a invecchiare aspettando che il suo settennato cominci. Meno male che, finita la pandemia, la speranza di vita tornerà a volare verso i centoventi anni…

Questo articolo è uscito sul numero 1446 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati