Sono brutti tempi per i criticoni, si rischia l’accusa di assecondare lo sfascio. Perciò, se dite male dei partiti, precisate che comunque ai partiti ci tenete molto, desiderate soltanto che smettano di avere vertici senza base. Se dite male del presidente del consiglio e dei suoi ministri, chiarite subito che non ce l’avete con la presidenza in sé, con il consiglio, con i ministeri. Se dite male dei parlamentari, sottolineate due o tre volte che il parlamento lo amate e che più si parlamenta, meglio è. Se dite male della scuola, non trascurate di ricordare – perfino mentre sottolineate che l’istruzione pare ormai l’ultimo dei numerosi burocratici atti dovuti – quanto sia necessaria per la lotta contro le disuguaglianze, per riavviare l’ascensore sociale, per formare cittadini colti, sensibili al bello, partecipi. Se dite male delle democrazie sempre meno democratiche, aggiungete che detestate tutte le dittature, innanzitutto quella del proletariato. Se dite male del capitale in tutte le sue vesti – compresa la veste verde indossata nella pubblicità patinata – e vi pronunciate invece per la rivoluzione permanente, ricorrete ad aggettivi tipo “pacifica”, “democratica”, “liberalissima”, anche “gioiosa”. Il mondo è logoro. Le peggiori intenzioni avanzano ovunque a marce forzate. Il nemico ci ascolta e potrebbe servirsi del nostro malcontento ipercritico per aprirsi un varco.

Questo articolo è uscito sul numero 1448 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati