Abbiamo cominciato con l’intenzione di ridurre la Russia di Putin a più miti consigli e, come da manuale, ci ritroviamo sempre più a dare e a fare consigli di guerra. Abbiamo cominciato con una sacrosanta verità: l’aggressore è sempre una carogna, l’aggredito va sempre aiutato; ma ciò che pareva limpido è diventato torbido e oggi crediamo di evitare la terza guerra mondiale concedendo ancora una volta ai tre o quattro grandi del pianeta – quelli con spropositati arsenali atomici – di fare i conti tra loro massacrando i piccoli. Abbiamo cominciato dicendo che i confini bisognerebbe sbiadirli se non abolirli, e oggi li esaltiamo, abbondiamo in amor patrio, rinverdiamo corredi nazionalistici, cantiamo e contiamo eroi e atti di eroismo, ci prepariamo – data la rinnovata ferocia dei tempi – a fabbricare non solo ipocriti monumenti al milite noto e ignoto, ma anche e soprattutto al civile noto e ignoto. Abbiamo cominciato sottolineando che l’unico valore concepibile, se si voleva veramente la pace in Ucraina e nel mondo, era il coraggioso, disobbediente, inventivo valore civile e oggi l’unico valore che sempre più ci è imposto è il valor militare, in genere segnalato dal numero di persone uccise o a piè fermo o con sortite audaci. Non è vero, dunque, che chi ben comincia è a metà dell’opera. L’opera dipende dal proseguimento e da come va a finire.

Questo articolo è uscito sul numero 1459 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati