Nel 2016 uno dei pionieri dell’intelligenza artificiale (ia), Geoffrey Hinton, suggerì di smetterla di formare nuovi radiologi: l’ia è più efficace nel leggere le lastre, quindi ben presto gli specialisti umani sarebbero rimasti disoccupati. Oggi ci sono più radiologi che mai e guadagnano meglio di prima. È il paradosso dell’“anello più debole”, discusso dall’economista di Stanford Charles Jones. L’innovazione si diffonde alla velocità massima consentita dal punto più stretto della catena di trasmissione: magari l’algoritmo è bravo a leggere le lastre, ma ci vorrà sempre un dottore umano che comunichi con il paziente. Il numero di persone che riceverà una diagnosi dipenderà dai ritmi del medico non da quelli del software. L’innovazione si diffonde più lentamente di quanto potrebbe perché le società sono complesse, le organizzazioni hanno bisogno di tempo per adattarsi, e non è detto che la produttività aumenti: un manager può farsi i biglietti aerei, prenotare il ristorante e chiamare un taxi, ma spesso delega tutto alla segreteria. L’automazione non esclude l’umano. Forse un giorno gli algoritmi saranno autonomi, ma per sfruttare il potenziale dell’ia dovrebbero essere automatizzati sia i fornitori di servizi sia i consumatori. La produttività sarebbe massima, ma non ne beneficerebbe nessuno. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati