Nel 2024 Donald Trump è stato eletto anche per la promessa di avviare un’espulsione di massa di immigrati irregolari. Oltre alle obiezioni morali ed etiche, molti osservano che l’economia statunitense dipende da quei lavoratori, quindi l’espulsione è anche un suicidio economico. Ma non è proprio così. Javier Cravino e alcuni colleghi economisti, in uno studio pubblicato dal National bureau of economic re­search, hanno stimato l’impatto economico della rimozione del 50 per cento degli irregolari negli Stati Uniti. Nel lungo periodo scendono di poco i salari dei lavoratori rimasti e salgono i prezzi dei prodotti nei settori in cui gli immigrati irregolari formano parte della manodopera: -0,33 per cento i salari e +1 per cento i prezzi. Nel breve periodo i benefici possono essere molto significativi per i lavoratori che si trovano con meno concorrenza dagli irregolari: in alcuni stati americani i salari nell’agricoltura salgono fino al 7 per cento. Gli irregolari diventano più scarsi, il salario di quelli rimasti cresce di un notevole 12,2 per cento. Per politici che pensano solo alle prossime elezioni è una mossa razionale garantire benefici immediati al loro elettorato, a fronte di modesti costi futuri. Soprattutto chi si oppone all’espulsione di massa deve capire le conseguenze elettorali dei suoi effetti economici. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati