09 giugno 2021 14:10

Quarant’anni dopo il primo allarme, lanciato il 5 giugno 1981, non esiste ancora un vaccino contro l’aids. Tuttora dall’aids non si guarisce e le persone sieropositive sono costrette a sottoporsi a una terapia che dura tutta la vita. Per quanto riguarda l’attuale pandemia, invece, i ricercatori sono riusciti a completare una eccezionale corsa contro il tempo. In meno di un anno diversi vaccini contro il covid-19 hanno ricevuto l’approvazione delle autorità sanitarie. Come spiegare questa differenza di risultati?

L’hiv e il sars-cov-2 sono due virus molto diversi, sottolinea Christine Rouzioux, docente emerita di virologia della facoltà di medicina René-Descartes (ospedale Necker) e componente dell’Accademia nazionale francese di medicina e dell’Accademia nazionale francese di farmacia.

Che cos’è l’hiv? E come agisce questo virus nel corpo?

L’hiv (il virus dell’immunodeficienza umana) infetta le cellule del sistema immunitario, i linfociti. La particolarità di questo virus è quella di infiltrare il suo materiale genetico nel cromosoma delle cellule che infetta. L’hiv è un lentivirus che induce un lento degrado del sistema immunitario e porta progressivamente alla malattia aids (sindrome da immunodeficienza acquisita). Una volta sviluppata la malattia, il corpo è esposto a multiple infezioni opportunistiche (toxoplasmosi, pneumocistosi, criptococcosi eccetera).

Dato che i linfociti sono cellule che hanno un ruolo estremamente importante nel sistema immunitario, sono continuamente in azione. Quando sono attivi producono il virus. Questo significa che la replicazione del virus è continua.

I farmaci antiretrovirali e la loro combinazione in triterapie permettono unicamente di bloccare la moltiplicazione del virus. Queste terapie, a cui il paziente deve sottoporsi per tutta la vita, impediscono all’infezione di evolversi verso l’aids, ma non consentono di eliminare le cellule infette e dunque di eradicare il virus. I linfociti infetti entrano in stato dormiente e non sono riconosciuti come infetti, dunque è impossibile eliminarli. Questo è l’ostacolo maggiore rappresentato dall’infezione, nonché l’impedimento principale alla vaccinazione terapeutica.

È per questo che ancora non esiste un vaccino contro l’aids?

Il virus neutralizza continuamente le risposte immunitarie, aggirandole. Tutti gli approcci tentati finora non sono stati efficaci nel tentativo di creare un vaccino, compresi i vaccini adenovirus (che usano un virus vivente ma reso inoffensivo per veicolare parte del dna di un altro virus, nel caso specifico quello dell’hiv, per scatenare una risposta immunitaria).

L’hiv induce una risposta immunitaria modesta, e non siamo ancora riusciti a renderla più potente ed efficace. Non sappiamo quali potrebbero essere le risposte immunitarie abbastanza efficaci da proteggere le persone dall’ingresso del virus nell’organismo. Inoltre esistono molte varianti, dunque servirebbero molti vaccini diversi. Le persone sieropositive hanno anticorpi contro l’hiv, ma non sono anticorpi capaci di eliminare le cellule infette, perché la maggioranza delle cellule è dormiente e non riconosciuta dal sistema immunitario come portatrice del virus. Il virus dell’hiv è incredibilmente intelligente: sa nascondersi e aggirare le difese immunitarie. Infettando direttamente il sistema immunitario, riesce a “guidare” le risposte immunitarie e nel frattempo le distrugge progressivamente.

In cosa il sars-cov-2 è diverso dall’hiv? Come è stato possibile trovare un vaccino contro il covid-19 in meno di un anno?

Esiste un punto in comune tra l’hiv e il sars-cov-2: sono entrambi virus che hanno come materiale genetico l’rna (acido ribonucleico). Tuttavia solo l’hiv ha un enzima capace di trasformare il proprio rna in dna, permettendogli di infiltrarsi nel cromosoma delle cellule infette. Eliminare un genoma virale da un cromosoma è precisamente ciò che non riusciamo a fare.

I coronavirus non hanno questo enzima. Inoltre colpiscono cellule che sono facilmente distrutte dal sistema immunitario, e l’organismo riesce a scatenare una risposta immunitaria globale associata inizialmente a un’infiammazione – per esempio il naso che cola. In seguito l’organismo innesca risposte immunitarie specifiche, ovvero adattate al virus. Questo meccanismo permette di eliminare il virus ed eradicare completamente l’infezione, spesso in una decina di giorni.

Il sars-cov-2 è un virus che entra nel corpo attraverso le vie aeree superiori (naso, faringe e laringe) e si moltiplica nelle cellule del naso e della gola. Grazie al sistema che ho appena descritto, nella maggior parte dei casi il virus viene eliminato in pochi giorni, senza alcuna incorporazione del materiale genetico nel cromosoma delle cellule. Ma in alcuni soggetti, in particolare quelli che presentano una o più comorbidità, il quadro clinico può aggravarsi: il virus persiste e raggiunge i polmoni, dove può provocare una polmonite, ovvero un’insufficienza respiratoria che può portare alla morte del paziente.

I vaccini a rna messaggero costituiscono una rivoluzione. Come per l’influenza, l’infezione da sars-cov-2 induce risposte immunitarie relativamente solide, che è possibile produrre attraverso la vaccinazione. I vaccinati sono protetti per almeno dieci-dodici mesi. Il problema che attualmente persiste è legato alle varianti che potrebbero essere capaci di aggirare le risposte vaccinali. Finora constatiamo che la vaccinazione contro il virus A protegge relativamente bene anche contro la variante B. Tuttavia resta possibile che il soggetto vaccinato contro il virus A possa essere infettato dalla variante B (senza però sviluppare una forma grave della malattia).

Questo sarà il tema fondamentale dei prossimi mesi, la cui evoluzione dipenderà dalla potenza dei vaccini, perché non tuti i vaccini disponibili sono equivalenti. I vaccini a rna messaggero costituiscono una rivoluzione: sono particolarmente potenti e rappresentano un’evoluzione considerevole della vaccinologia. L’idea alla base di questi farmaci è quella di lasciare che siano le nostre cellule a fabbricare in abbondanza il componente contro cui il nostro organismo si allenerà a lottare.

Quali sono oggi le cure per i pazienti sieropositivi? Perché è servito così tanto tempo prima di renderle efficaci?

A molti la ricerca di una cura è sembrata un processo lungo, ma i risultati sono comunque stati ottimi: prima la monoterapia, poi la biterapia (con effetti collaterali importanti) e infine le triterapie a partire dal 1995. Le terapie attuali sono sempre più efficaci e tollerate, con effetti collaterali limitati. Ormai i soggetti infetti e curati conducono una vita sostanzialmente normale. È la comprensione approfondita dei meccanismi molecolari della riproduzione del virus ad aver permesso, passo dopo passo, di creare molecole bloccanti che impediscono l’evoluzione del virus verso l’aids.

È importante comprendere che il virus non ha alcun potere senza la cellula: all’esterno di una cellula un virus è una particella inerte. Una volta all’interno della cellula, invece, sfrutta tutti i meccanismi cellulari a suo vantaggio. Il virus vince la battaglia spingendo la cellula a costruire e produrre progressivamente numerose particelle virali che si diffondono nell’organismo.

Tutte queste ricerche hanno permesso di dimostrare che prendendo di mira alcuni enzimi specifici dell’hiv è possibile fermare la moltiplicazione del virus e bloccare l’evoluzione dell’infezione. Le cellule infette sono dormienti e non esiste distruzione di linfociti. Le cellule infette sono dormienti e i linfociti non vengono distrutti. Resta il fatto che le cellule infette, che a quel punto sono chiamate “cellule serbatoio”, non sono eliminate.

Quanto tempo passerà prima di avere un vaccino contro l’aids?

È impossibile dirlo, ma sono comunque ottimista: possiamo sperare che vaccini sperimentali a rna messaggero contro l’aids possano essere testati per impedire all’infezione di penetrare nell’organismo (dunque a titolo preventivo). Inoltre è possibile che siano testati vaccini terapeutici. In ogni caso, vista la potenza di questi vaccini, il campo delle possibilità è diventato vastissimo. Ma non dimentichiamo che l’avventura scientifica dei vaccini a rna messaggero è cominciata più di vent’anni fa. Serve comunque tempo.

In un futuro più o meno vicino possiamo immaginare che l’industria farmaceutica si interesserà a malattie semplici che colpiscono una popolazione molto vasta, come l’influenza stagionale, per verificare l’efficacia del sistema a rna messaggero prima di prendere di mira infezioni virali complesse come quella dell’hiv.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Da sapere
Quarant’anni fa, il primo allarme sull’aids

Il 5 giugno 1981 i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) degli Stati Uniti segnalarono una recrudescenza dei casi di polmoniti e sarcomi di Kaposi (un tumore provocato dal virus dell’herpes Hhv-8) nelle città di Los Angeles, San Francisco e New York. Fu il primo allarme legato all’aids. All’epoca la malattia era totalmente sconosciuta e non aveva nome. Dato che i malati fino a quel momento erano per lo più omosessuali, si parlò di “cancro gay”.

I Cdc riscontrarono in seguito gli stessi sintomi nelle persone che facevano uso di droghe iniettabili (alla fine del 1981), negli emofiliaci che ricorrevano a trasfusioni (nel 1982) e in alcuni haitiani residenti negli Stati Uniti (1982). Per questo motivo si comincio a parlare di “malattia delle 4 H” (dalle iniziali delle parole inglesi che indicano omosessuali, eroinomani, emofiliaci e haitiani). Il termine aids (Acquired immune deficiency syndrome, in inglese) è comparso nel 1982.


Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano francese Le Monde.