09 novembre 2020 17:03

Quando i cittadini statunitensi votano per un candidato alla presidenza, votano in realtà per i grandi elettori del loro stato, o delegati. Questi, nella maggior parte dei casi, si impegnano a sostenere il candidato prescelto dai cittadini che hanno votato. Il numero di elettori è pari al numero di voti elettorali che ciascuno stato ha.

  • 8 dicembre 2020 È il termine ultimo per la risoluzione delle controversie elettorali a livello statale. Entro questa data devono essere archiviati tutti i riconteggi statali e le contestazioni dei risultati delle elezioni presidenziali.
  • 14 dicembre 2020 Gli elettori votano tramite scheda cartacea nelle capitali del loro stato, e lo stesso vale per il District of Columbia (Dc), dove ha sede il governo degli Stati Uniti ma che non è uno stato. Trentatré stati e Dc hanno leggi o regolamenti di partito che impongono ai grandi elettori di votare rispettando il voto popolare dello stato. In alcuni stati i delegati possono anche essere rimpiazzati o sottoposti a sanzioni quando non rispettano questa linea. Un grande elettore che non voti in base a chi ha vinto il voto popolare è noto in gergo come faithless elector (elettore infedele). I voti per il presidente e il vicepresidente vengono contati e gli elettori firmano sei “certificati di voto”. Questi certificati, insieme ad altri documenti ufficiali, vengono inviati per posta raccomandata a vari funzionari, tra cui il presidente del senato.
  • 23 dicembre 2020 I certificati devono essere consegnati ai funzionari designati.
  • 6 gennaio 2021 La camera e il senato si riuniscono in una sessione congiunta per lo spoglio dei voti elettorali. Se uno dei ticket elettorali (candidati presidente e vicepresidente) ha ricevuto 270 o più voti dei grandi elettori, il presidente del senato, attualmente il vicepresidente Mike Pence, ne annuncia i risultati. Se nessuno dei due candidati alla presidenza ottiene almeno 270 voti, la camera può decidere quale candidato eleggere, in base al dodicesimo emendamento alla costituzione degli Stati Uniti. Questo non accadrà nel 2021, perché Joe Biden supererà facilmente la soglia dei 270 voti.
  • 20 gennaio 2021 Il giorno dell’insediamento il presidente uscente dà il benvenuto alla Casa Bianca al presidente eletto. Poi, in una cerimonia a cui tradizionalmente partecipano tutti gli ex presidenti ancora in vita, il nuovo presidente presta giuramento per il nuovo incarico e assume le sue funzioni. Questo giuramento è presieduto dal presidente della corte suprema, che attualmente è John Roberts.

Tutti i nodi
Anche se l’elezione è stata “chiamata” per Biden, il conteggio dei voti continua. Biden ha più di 45.700 voti di vantaggio in Pennsylvania e quasi 34.300 in Nevada. Questi stati attribuiscono complessivamente 26 voti del collegio elettorale.

La sfida è molto più serrata in Georgia, che ha già annunciato che procederà a un nuovo conteggio. In questo stato Biden ha un vantaggio di poco inferiore a diecimila voti. È improbabile che un nuovo conteggio possa cambiare l’esito. Negli ultimi vent’anni, in 5.778 elezioni statali organizzate negli Stati Uniti, ci sono stati 31 riconteggi. Solo in tre casi l’esito finale è cambiato, ma in ciascuno di questi casi il margine è cambiato solo tra i 239 e i 440 voti: il vantaggio attuale di Biden è risicato, ma è molto più ampio.

In tutti e tre questi stati i voti per Biden sono aumentati significativamente quando è cominciato il conteggio delle schede per corrispondenza, il 4 novembre.

In Arizona il vantaggio del presidente eletto è di soli 18.713 voti su un totale di quasi 3,3 milioni espressi. La candidata del Partito libertario Jo Jorgensen ha raccolto finora 49.366 voti. Se quanti hanno votato per lei avessero scelto Donald Trump, lo stato sarebbe rimasto repubblicano.

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I responsabili della campagna elettorale di Trump il 7 novembre hanno detto di aver sporto denuncia in Arizona, sostenendo che la contea più popolosa dello stato abbia erroneamente respinto i voti espressi da alcuni elettori. La denuncia è stata presentata alla corte superiore della contea di Maricopa, e i collaboratori di Trump sostengono che gli scrutatori abbiano detto ad alcuni elettori di premere il bottone di invio della scheda elettorale elettronica anche se la macchina aveva rilevato un “overvote” (cioè l’aver espresso il voto su troppe opzioni disponibili), annullando il voto. Secondo i collaboratori di Trump questa decisione non ha tenuto conto della reale volontà degli elettori, e nella denuncia sporta si afferma che quei voti potrebbero rivelarsi “determinanti” nell’esito della corsa presidenziale.

(Traduzione di Federico Ferrone)