Militari nordcoreani a Pyongyang durante le celebrazioni per gli ultimi test nucleari, il 6 settembre 2017. (Kim Won-Jin, Afp)

L’Onu ha tempi stretti per negoziare con la Corea del Nord

Militari nordcoreani a Pyongyang durante le celebrazioni per gli ultimi test nucleari, il 6 settembre 2017. (Kim Won-Jin, Afp)
11 settembre 2017 16:17

Sono cinque. Bene o male, impasse o decisione, tutto si decide tra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, gli unici paesi ad avere diritto di veto. Mai come in questi giorni il dialogo tra le cinque potenze è stato intenso, e l’argomento è la crisi nordcoreana.

L’Onu lavora sotto la minaccia di un nuovo test balistico o nucleare di Pyongyang, otto giorni dopo che il regime ha dimostrato di non essere più lontano dal dotarsi di missili con testate nucleare. Il Consiglio si riunisce con urgenza, ma a ben vedere la sua unità è molto più grande di quanto sembri.

Ufficialmente ci sono gli occidentali da una parte – Stati Uniti, Francia, Regno Unito – e la Russia e la Cina dall’altra. Gli americani hanno messo sul tavolo un progetto di sanzioni economiche estremamente dure. Washington vorrebbe imporre alla Corea del Nord un embargo energetico, impedirle di esportare i suoi prodotti tessili, proibire l’assunzione di lavoratori nordcoreani da parte dei paesi terzi e congelare i beni conservati all’estero dei principali leader del regime.

Una manovra di questo tipo metterebbe rapidamente in ginocchio la Corea del Nord. Francesi e britannici non si oppongono, ma la Russia e la Cina non vogliono sentirne parlare perché temono che Pyongyang potrebbe rilanciare immediatamente facendo degenerare la situazione e perché la Cina non vuole un crollo del regime nordcoreano nel timore che possa portare a una riunificazione della penisola nordcoreana.

Washington, Mosca e Pechino hanno già cominciato a mercanteggiare sulle sanzioni da concordare

Apparentemente siamo in una situazione di stallo, come capita spesso al Consiglio di sicurezza, ma gli Stati Uniti non hanno alcuna voglia di isolarsi perché non sanno come gestire la crisi da soli, mentre russi e cinesi, dal canto loro, sono obiettivamente irritati dalle provocazioni continue di Pyongyang e vorrebbero sanzionarli.

Per questo Washington, Mosca e Pechino hanno già cominciato a mercanteggiare sull’impatto delle sanzioni da concordare, mentre Parigi e Londra si sono accodate alla Casa Bianca per poter perorare, al momento giusto, la causa del compromesso.

La verità è che le cinque potenze condividono il desiderio di trovare un mezzo per arrivare a un negoziato con il regime nordcoreano, per poi offrire a Pyongyang garanzie di sicurezza in cambio di un congelamento del suo programma nucleare. Per bocca della cancelliera, la Germania si è già detta pronta a partecipare a questo negoziato che la diplomazia sta già cercando di favorire. Il presidente cinese ne ha parlato con Angela Merkel ed Emmanuel Macron. I cinque del Consiglio di sicurezza stanno trattando per arrivare a negoziare con la Corea del Nord. Anche a Washington sembra prevalere la ragione. Ma una soluzione non c’è ancora, e il tempo stringe.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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