Il presidente statunitense Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Gerusalemme, il 23 maggio 2017.

Donald Trump usa Gerusalemme per restare alla Casa Bianca

Il presidente statunitense Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Gerusalemme, il 23 maggio 2017.
06 dicembre 2017 10:55

Ci sono motivazioni per tutto, anche per le follie più pericolose. Quella dell’imminente trasferimento dell’ambasciata statunitense in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, che Donald Trump dovrebbe annunciare il 6 dicembre, è legata soprattutto all’inchiesta russa.

La squadra del procuratore Mueller non è ancora nella posizione di verificare un coinvolgimento personale del candidato Trump nei contatti tra la sua campagna elettorale e gli uomini del Cremlino.

Non ci sono “pistole fumanti”, come si dice negli Stati Uniti, ovvero prove che possano inchiodare il presidente e mettere in pericolo il suo mandato. Ma il cerchio si stringe attorno a Trump, tanto che il presidente sta cercando di compattare la sua base elettorale per convincere la maggioranza repubblicana al congresso a non voltargli le spalle se la sua presidenza fosse a rischio.

In questo momento è sotto esame l’intera campagna elettorale di Trump, a cominciare dalle primarie, durante le quali si era battuto contro il suo partito tanto quanto contro i democratici. La vicenda dell’ambasciata israeliana serve al presidente per mobilitare gli elettori che in passato gli hanno permesso di superare i suoi avversari.

Trump vuole far capire che nonostante abbia contro il mondo intero, dagli alleati europei ai mezzi d’informazione passando per i parlamentari repubblicani, i militari e i diplomatici statunitensi, lui intende mantenere le sue promesse, inclusa quella di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele collocandovi l’ambasciata degli Stati Uniti.

Qualcuno potrebbe chiedersi quale interesse abbia questo trasferimento per gli elettori americani. Per quanto possa sembrare bizzarro, è una questione fondamentale per una minoranza decisiva dal punto di vista elettorale composta da protestanti americani chiamati “sionisti cristiani”. Poco conosciuti fuori dagli Stati Uniti, questi fondamentalisti sono convinti che la creazione di Israele altro non è se non il compimento delle profezie bibliche, e che Cristo potrà tornare sulla terra solo quando Israele avrà recuperato le sue frontiere divine con Gerusalemme come capitale.

Gerusalemme, città contesa. Il video del New York Times.


Verrebbe da sorridere, se non fosse che senza questi fanatici Donald Trump non avrebbe potuto conquistare la presidenza ed è anche grazie a loro che vorrebbe restare alla Casa Bianca. Dunque queste sono le ragioni di una decisione che ignora tre risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu sullo status di Gerusalemme. Ma quali sarebbero le conseguenze di una tale scelta?

Potremmo assistere a manifestazioni di protesta nei paesi musulmani, e il riavvicinamento in corso tra Israele e le capitali sunnite contro il nemico comune iraniano potrebbe diventare un processo più discreto. Ma non è questo il problema principale.

Il dramma è che questa scelta di Donald Trump priverà gli Stati Uniti della possibilità di mediare nel conflitto israelo-palestinese, quando sarebbero i soli a poter trovare una soluzione.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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