Manifesti elettorali del primo ministro ungherese Viktor Orbán a Baja, il 31 marzo 2018.

Il problema dell’Ungheria e degli altri paesi euroscettici 

Manifesti elettorali del primo ministro ungherese Viktor Orbán a Baja, il 31 marzo 2018.
10 aprile 2018 11:51

Non sarà facile. Il 17 aprile, quando Emmanuel Macron andrà al parlamento europeo per difendere la sua visione dell’Unione e aprire di fatto la campagna elettorale per le europee del 2019, tutti penseranno che ci crede davvero ed è sincero.

Eppure la trionfale rielezione di Viktor Orbán in Ungheria, l’estrema reticenza espressa collettivamente dai Paesi Bassi e da altri sette stati del nord davanti all’idea francese di creare un budget comune dell’eurozona, l’avanzata degli euroscettici in Italia e soprattutto la prudenza obbligata di Angela Merkel, che deve tenere conto dell’ala destra del suo partito, frenano le proposte di Macron.

Per questo motivo anche i sostenitori della nascita progressiva di una unione politica all’interno dell’Europa potrebbero pensare che il presidente francese, che la sera della sua elezione ha fatto risuonare l’inno europeo, non abbia i mezzi per concretizzare la sua ambizione. Ma le cose stanno davvero così?

Situazione poco incoraggiante
Analizziamo i singoli punti. Il trionfo ottenuto l’8 aprile da Orbán significa che Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca si appoggeranno più che mai sull’Ungheria per affermare i sovranismi dell’Europa centrale. A maggioranza liberista, l’Europa del nord continuerà a pretendere un equilibrio nei conti pubblici prima di accettare il minimo investimento comune. L’Italia resterà a lungo senza un governo, o peggio potrebbe affiancarsi ai sovranisti dell’Europa centrale. La cancelliera tedesca, infine, non avrà grandi margini di manovra.

La situazione, insomma, non sembra particolarmente incoraggiante, ma al contempo non dobbiamo dimenticare che in Unione la crescita sta riprendendo slancio mentre la disoccupazione cala, anche in Francia. Gli europei se ne accorgono, e la dimostrazione migliore è lo spettacolare ritorno delle rivendicazioni sociali in Germania e Francia. Il Regno Unito patisce talmente tanto la Brexit che le idee di uscita dall’Unione o dall’euro non fanno più molta presa in Europa.

I paesi orientali sanno quanto è utile per loro la solidarietà europea

Dopo aver sancito la sconfitta di Le Pen, queste posizioni sono state precipitosamente abbandonate da tutti i nemici dell’Unione, che in caso contrario non avrebbero sicuramente ottenuto i successi recenti. Quanto all’Ungheria e ai suoi vicini, si guardano bene dal rompere con l’Unione, perché sanno quanto è utile per loro la solidarietà europea.

In poche parole in Europa non esiste una maggioranza decisa a distruggere l’unità, anche perché è evidente che in un momento segnato dal caos in Medio Oriente e dall’affermazione di Trump e Putin, noi europei abbiamo un interesse vitale a serrare i ranghi e a difendere insieme il nostro livello di libertà e protezione sociali, che non ha eguali nel resto del mondo.

Non sarà facile, ma tutto questo si può riassumere in una frase: se non vi piace l’Unione, provate a vedere com’è la disunione.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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