Un’immagine satellitare, scattata il 14 aprile, mostra il complesso del centro di ricerca e studi scientifici nel distretto di Barzeh, a nord di Damasco, dopo gli attacchi aerei condotti da Stati Uniti, Regno Unito e Francia.

Il panorama internazionale dopo i bombardamenti in Siria

Un’immagine satellitare, scattata il 14 aprile, mostra il complesso del centro di ricerca e studi scientifici nel distretto di Barzeh, a nord di Damasco, dopo gli attacchi aerei condotti da Stati Uniti, Regno Unito e Francia.
16 aprile 2018 11:26

Ciò che era stato detto è stato fatto. La Francia non ha agito in modo frettoloso. Si è presa il tempo di verificare l’autenticità delle immagini diffuse sui social network e il coinvolgimento del regime di Bashar al Assad nel crimine in questione. Solo allora è arrivato l’ordine di colpire i siti dove sono conservate e preparate le armi chimiche.

È stata un’azione moralmente e giuridicamente giustificata. La fondatezza morale è evidente, mentre quella giuridica è data dal fatto che le convenzioni internazionali vietano l’utilizzo di queste armi e che nel 2013 la Russia aveva garantito che l’arsenale chimico della Siria era stato neutralizzato.

Eppure gli interrogativi restano molti.

“Abbiamo aggiunto guerra alla guerra”, dicono alcuni. Non è vero. Gli attacchi non hanno provocato vittime. Contrariamente a quanto annunciato, la Russia non ha fatto nulla per opporsi ai bombardamenti e soprattutto non ha colpito i siti da cui è partito l’attacco. Mosca è rimasta immobile perché era stato garantito che nessuno avrebbe preso di mira le sue truppe e che l’attacco avrebbe colpito solo le strutture chimiche siriane. L’inammissibile è stato punito. Non c’è stata nessuna imprudenza né nessuno scandalo.

Il piano di Macron
Qualcuno sostiene che la Francia si sia allineata agli Stati Uniti. Anche questo non è vero, perché la linea rossa francese non è stata fissata dagli americani, ma da Emmanuel Macron, a Versailles, quasi un anno fa, davanti a Vladimir Putin. La Francia, inoltre, ha modificato il piano iniziale della Casa Bianca, che era quello di colpire in modo molto più massiccio e non limitarsi soltanto alle strutture chimiche. La Francia non ha seguito gli ordini di altri ma il proprio piano. È Parigi ad aver orchestrato l’attacco.

C’è anche chi sostiene che in ogni caso questi missili non cambieranno nulla. È vero, i missili non trasformeranno la Siria in una democrazia in pace con sé stessa e con i suoi vicini. Ma ci sono due aspetti da considerare. Innanzitutto Assad ci penserà due volte prima di ordinare nuovi bombardamenti chimici. In secondo luogo due alleati del regime hanno preso le distanze da Damasco.

La Russia lo ha fatto evitando di contrastare gli attacchi occidentali. La Turchia lo ha fatto spingendosi fino ad approvare l’operazione, perché sconvolta dall’utilizzo di armi chimiche fatto con l’implicito sprezzo di qualsiasi compromesso.

La situazione ora è più chiara, e non è impossibile che russi e turchi facciano presente al macellaio di Damasco e al suo alleato iraniano che è arrivato il momento di mettere da parte l’intransigenza, perché porta solo a una guerra senza fine e a un impantanamento della Russia.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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