Un seggio elettorale a Tunisi, il 6 ottobre 2019. (Riadh Dridi, Ap/Ansa)

La democrazia tunisina è in stallo

Un seggio elettorale a Tunisi, il 6 ottobre 2019. (Riadh Dridi, Ap/Ansa)
07 ottobre 2019 12:15

La democrazia tunisina è all’impasse. Gli elettori continuano a sconfessare tutti quelli che hanno guidato la Tunisia dopo la caduta di Ben Ali causata dalle rivoluzioni del 2011. Le elezioni legislative del 6 ottobre sono state il prodotto di questo stallo, con un’affluenza molto bassa e una frammentazione del paesaggio politico che renderà molto difficile la formazione di una maggioranza. Nessun partito ha superato il 20 per cento dei voti, a cominciare dagli islamisti di Ennahda che dominavano il parlamento uscente e che invece si sarebbero fermati al 17 per cento dei voti secondo le proiezioni di un istituto privato.

Il voto va inserito in un contesto particolare: il 15 settembre si è svolto il primo turno delle presidenziali anticipate, il cui risultato ha stupito tutti. I rappresentanti dei principali partiti sono stati sconfitti a beneficio di due candidati che il 13 ottobre si affronteranno al secondo turno.

Gli elettori, ma a modo loro anche gli astensionisti, hanno bocciato la classe politica che aveva preso la democrazia in ostaggio, come ha sottolineato un giornalista tunisino. Il primo ministro uscente, Youssef Chahed, è il simbolo della situazione attuale: pensava di diventare il successore del defunto presidente Caïd Essebsi, ma ha dovuto accontentarsi del 7 per cento dei voti alle presidenziali. Il 6 ottobre il suo partito ha subìto una nuova sconfitta.

Beghe personali
La classe politica tunisina è riuscita a fallire su tutti i fronti nello spazio di una sola legislatura, rivelandosi incapace di portare miglioramenti economici e sociali, abbandonando le zone più penalizzate e all’origine della rivoluzione e lasciandosi andare a manovre politiche e beghe personali.

Come nelle democrazie più mature, gli elettori hanno scelto candidati atipici anche se non del tutto estranei al sistema. Questo però complica parecchio il compito dei futuri dirigenti, a prescindere da chi saranno.

La Tunisia si trova a un bivio cruciale nella sua breve storia democratica

Il presidente che sarà eletto il 13 ottobre godrà della legittimità necessaria? Uno dei due candidati rimasti in gara, l’imprenditore Nabil Karoui, si trova addirittura in carcere, accusato di corruzione. Gli appelli per la sua liberazione si sono scontrati contro il rifiuto dei tribunali, alimentando il timore di un annullamento del voto per disparità di condizioni tra i due candidati. Per risolvere il problema, il rivale di Karoui, il giurista Kaïs Saïed ha annunciato che non farà campagna elettorale per il secondo turno.

Chi governerà con il nuovo presidente? La Tunisia ha un sistema parlamentare, e l’assemblea eletta ieri è frammentata. Kaïs Saïed ha promesso che se sarà eletto cambierà il sistema per introdurre la democrazia diretta. Ma per cambiare la costituzione avrà bisogno di una maggioranza qualificata che al momento sembra impossibile. Se invece vincerà Kadaoui, passerà direttamente dal carcere al palazzo di Cartagine?

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La Tunisia si trova a un bivio cruciale nella sua breve storia democratica. La stabilità e le istituzioni saranno messe a dura prova, e i suoi alleati dovrebbero assisterla per permetterle di superare questo ostacolo.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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