12 aprile 2022 09:29

È la più grave sconfitta militare dell’Ucraina dall’inizio dell’invasione russa, lo scorso 24 febbraio. La conquista del porto di Mariupol è già stata annunciata dai separatisti filorussi ed è considerata come imminente e inevitabile dal governo ucraino.

La mattina dell’11 aprile gli ultimi soldati ucraini a Mariupol, trincerati in una zona industriale dopo più di un mese di assedio e combattimenti, hanno pubblicato sui social network un messaggio in forma di addio. “Facciamo tutto ciò che è possibile e impossibile”, hanno scritto i soldati della 36ª brigata ucraina. “Per alcuni sarà la morte, per altri la prigionia”.

I soldati comunicano di essere rimasti a corto di munizioni, cibo e acqua, e che gli approvvigionamenti promessi non sono arrivati. “Non parlate male dei marines”, concludono. “Noi siamo per sempre fedeli”.

fonte: financial times

Questo messaggio disperato conferma il pessimismo espresso l’11 aprile dal presidente ucraino Volodymir Zelenskyj, che ha accusato la Russia di aver distrutto Mariupol. Secondo tutte le testimonianze si tratta di un disastro umanitario, con migliaia di vittime civili (tra cui molti bambini) e una città in gran parte distrutta alla fine di un assedio medievale.

Mariupol ha una dimensione simbolica quanto strategica. Nel 2014, quando è scoppiata la guerra in Donbass, i separatisti filorussi avevano conquistato la città, poi ripresa dall’esercito ucraino. Fin dal 24 febbraio Mariupol è stata un obiettivo primario per i russi. È qui che sono stati inviati i combattenti ceceni. Dopo il fallimento dell’offensiva intorno a Kiev, conclusa con l’evacuazione delle truppe russe, Putin aveva bisogno di un primo successo: Mariupol era l’obiettivo dichiarato.

Si tratta della battaglia decisiva di questa guerra, con un esercito russo più vicino alle sue basi

Il controllo di questo porto industriale sul mare d’Azov è la chiave della continuità territoriale che la Russia vuole realizzare tra le due repubbliche separatiste del Donbas e la Crimea, annessa nel 2014. La conquista di Mariupol apre la strada a una nuova fase della guerra, con l’offensiva russa per la conquista delle aree del Donbass che ancora sfuggono al suo controllo.

A Mariupol le forze ucraine non hanno potuto salvare i compagni assediati. L’obiettivo, a questo punto, è quello di evitare la manovra di accerchiamento che l’esercito russo sta cercando di attuare.

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L’Ucraina mantiene circa un quarto del suo esercito in questa zona, comprese le unità più preparate. Si tratta insomma della battaglia decisiva di questa guerra, con un esercito russo più vicino alle sue basi e rinforzato dalle unità trasferite dalla regione di Kiev e portate qui passando dalla Bielorussia.

Putin spera di raggiungere l’obiettivo di scollegare l’Ucraina dalle sue pianure fertili e dal suo accesso al mare d’Azov prima della commemorazione della vittoria sul nazismo, il prossimo 9 maggio. L’11 aprile Sergej Lavrov, ministro degli esteri russo, ha respinto qualsiasi appello per un cessate il fuoco. La Russia andrà fino in fondo e la conquista di Mariupol, città in rovina, ne è la tragica prova.

(Traduzione di Andrea Sparacino)