22 settembre 2022 08:48

Sono le ultime parole pronunciate da Vladimir Putin: “Questo non è un bluff”. Una frase tanto più inquietante se consideriamo che il presidente russo ha nuovamente avanzato la minaccia di usare le armi nucleari contro gli occidentali, accusati di volere la distruzione della Russia.

Da 24 ore il mondo si interroga sulla parola “bluff”, che ha lo stesso significato in russo, in francese o in italiano. Chiaramente sia il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj sia i leader occidentali non sono rimasti particolarmente impressionanti dalle parole di Putin. La nuova minaccia di un cataclisma sembra non aver avuto effetto.

Di fatto il bluff fa parte della dissuasione nucleare fin dall’epoca della guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Non si attacca il nemico dotato di armi atomiche se si pensa che anche lui abbia la possibilità di distruggerti. In questo ragionamento c’è inevitabilmente una parte che può essere definita “bluff”, perché nessuno può essere sicuro di niente. Ma nel dubbio meglio astenersi. Da oltre sessant’anni il mondo vive questa ambiguità che evita le escalation fatali.

Tabù infranto
Possiamo credere che l’epoca della minaccia atomica sia tornata? È ciò di cui vorrebbe convincerci Putin.

Evidentemente è doveroso prendere sul serio il capo del Cremlino. A febbraio gli europei e buona parte degli ucraini non credevano che la Russia avrebbe attaccato, e da allora hanno imparato a non sottovalutare la determinazione di Putin.

Dopo l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio scorso è stata solo la Russia a ventilare la possibilità di un attacco nucleare

Tuttavia un’analisi più precisa delle dichiarazioni del presidente russo smorza la minaccia. Putin ha spiegato che sono gli occidentali a minacciare la Russia con un attacco atomico, sottolineando che farebbero bene a ricordarsi che Mosca dispone a sua volta di armi nucleari, tra l’altro più avanzate di quelle del nemico.
Eppure, dopo l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio scorso, è stata solo la Russia a ventilare la possibilità di un attacco nucleare, infrangendo un tabù.

Il caso evocato da Putin è impensabile: non esiste uno scenario in cui gli occidentali userebbero per primi l’atomica contro la Russia. Questo riduce la portata della minaccia lanciata il 21 settembre, che in fondo costituisce semplicemente il riconoscimento implicito delle difficoltà sul campo per Mosca.

Ma allora bluff o non bluff? Non sono un giocatore di poker, ma mi chiedo se dichiarare con tale insistenza che non si sta bluffando non sia proprio il segno di un bluff.

Di sicuro il messaggio non è rivolto ai leader occidentali, che conoscono bene la situazione: da febbraio non è stato registrato alcun cambiamento nel dispositivo nucleare russo. In realtà Putin parla agli ultranazionalisti russi, che dopo le sconfitte incassate dal loro esercito criticano la sua “morbidezza”. È a loro che il presidente russo garantisce che il suo non è un bluff, per calmarne i bollenti spiriti.

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Un altro obiettivo è certamente l’opinione pubblica europea, su cui Putin conta affinché riduca il sostegno all’Ucraina. Per il Cremlino suscitare la paura di una guerra nucleare, così come alimentare la rabbia per il caro bollette, è uno strumento ideale per invertire i rapporti di forza dopo l’inverno. Putin deve aver consultato il dizionario: “Bluff: atteggiamento destinato a impressionare, intimidire l’avversario senza averne i mezzi”. Una definizione limpida.

(Traduzione di Andrea Sparacino)