10 gennaio 2023 10:31

Il nome di Bakhmut resterà nella storia della guerra in Ucraina per indicare una delle battaglie più serrate del conflitto. Da settimane, infatti, la città situata nella regione di Donetsk, nell’Ucraina orientale, è teatro di scontri drammatici, con un numero molto alto di vittime.

Oggi la posta in gioco a Bakhmut è più che altro simbolica, un aspetto tutt’altro che trascurabile in un conflitto come quello attuale. La vicenda ricorda Verdun e la prima guerra mondiale, con uomini che muoiono per conquistare una casa o un quartiere che poi viene immediatamente perso il giorno dopo. Le armi, invece, sono quelle del ventunesimo secolo, con droni, geolocalizzazione e missili.

Finora l’Ucraina aveva evitato di correre il rischio di perdere troppi uomini per difendere posizioni non indispensabili. Ma l’esercito ucraino ha cambiato strategia a Bakhmut, diventata il simbolo della sua capacità di resistere e dunque di prevalere, un giorno, sulla Russia. Una sconfitta a Bakhmut sarebbe negativa, in un momento in cui l’Ucraina riceve promesse di nuove consegne di armi occidentali.

Un esercito personale
A Bakhmut l’esercito ucraino deve affrontare gli uomini della Wagner, l’esercito “privato” di Evgenij Prigožin. E questo cambia le cose. Prigožin, in passato soprannominato “cuoco di Putin” per via dei loro trascorsi comuni a San Pietroburgo, è il fondatore dell’azienda Wagner, famosa per i suoi mercenari attivi in Africa e soprattutto in Mali, dove hanno sostituito i soldati francesi. Oggi la Wagner combatte in Ucraina a proprio titolo, con migliaia di uomini reclutati direttamente nelle prigioni: dopo sei mesi al fronte, chi sopravvive ottiene la libertà.

Gli ucraini non forniscono dati sulle proprie perdite, ma di sicuro sono anch’esse importanti

Prigožin ne fa una questione personale e per questo motivo si è mostrato negli ultimi giorni in diversi video che lo ritraggono poco lontano da Bakhmut, nell’atto di incoraggiare i suoi uomini. È un modo indiretto per criticare lo stato maggiore russo per la sua inefficacia. Per mostrare tutta la sua forza, Prigožin ha bisogno di vincere a Bakhmut. Una vittoria, infatti, avrebbe ripercussioni negative sull’esercito regolare.

In questo caso non conta tanto il campo di battaglia, quanto i giochi di potere e d’influenza a Mosca.

Al fronte, negli ultimi giorni, le forze della Wagner hanno cercato di conquistare Soledar, località situata nei pressi di Bakhmut. I combattimenti sono stati intensi. Secondo Kiev i russi hanno dovuto rinunciare dopo pesanti perdite.

Gli ucraini non forniscono dati sulle proprie perdite, ma di sicuro sono anch’esse importanti. Kiev ha inviato rinforzi a Bakhmut per aiutare l’esercito a respingere gli assalti russi.

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La battaglia di Bakhmut, città da cui è ormai fuggito il 90 per cento della popolazione, è diventata ancora più simbolica considerando che il fronte altrove si è più o meno stabilizzato, fatta eccezione per i bombardamenti russi sulle città ucraine.

Tutto questo non fa che confermare la sensazione che questa guerra non sia affatto vicina alla sua conclusione. “Morire per Bakhmut” oggi è il simbolo della determinazione di entrambi gli schieramenti a non cedere di un millimetro sui propri obiettivi.

(Traduzione di Andrea Sparacino)