Massicci bombardamenti russi hanno causato almeno quattro morti e lasciato senza riscaldamento metà degli edifici residenziali della capitale ucraina Kiev, spingendo il sindaco a invitare gli abitanti a lasciare temporaneamente la città.
Durante l’attacco le forze russe hanno anche lanciato, per la seconda volta dall’inizio della guerra, un missile ipersonico Oreshnik.
Il sindaco di Kiev Vitalij Klyčko ha invitato gli abitanti a lasciare temporaneamente la città, in un momento in cui le temperature oscillano tra i 7 e i 12 gradi sottozero.
“Metà degli edifici residenziali di Kiev è attualmente senza riscaldamento”, ha dichiarato.
L’azienda elettrica privata Dtek ha riferito che 417mila famiglie della capitale sono senza elettricità.
Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj, circa quaranta siti sono stati colpiti dagli attacchi russi a Kiev, tra cui venti edifici residenziali e l’ambasciata del Qatar. La polizia ha riferito di almeno quattro morti e 24 feriti.
“Serve una risposta chiara e immediata della comunità internazionale”, ha affermato Zelenskyj.
L’aeronautica militare ucraina ha precisato che nella notte tra l’8 e il 9 gennaio la Russia ha lanciato 36 missili e 242 droni contro l’Ucraina. Di questi, 18 missili e 226 droni sono stati intercettati.
Mosca ha affermato di aver colpito “obiettivi strategici” in Ucraina, usando anche un missile di ultima generazione Oreshnik, che può trasportare testate nucleari e raggiungere una velocità di 13mila chilometri all’ora.
Secondo il ministero della difesa russo, gli attacchi sono stati condotti “in risposta all’attentato terroristico orchestrato da Kiev” contro una residenza del presidente Vladimir Putin alla fine di dicembre, che l’Ucraina e gli alleati occidentali avevano smentito.
Un missile Oreshnik era già stato lanciato nel 2024 contro una fabbrica militare a Dnipro, nell’Ucraina centrorientale.
Alcuni di questi missili erano stati schierati a metà dicembre in Bielorussia, grande alleato del Cremlino, come aveva confermato il presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko.
Intanto, l’8 gennaio Mosca aveva respinto un piano della cosiddetta coalizione dei volenterosi che prevede l’invio di una forza di pace occidentale in Ucraina al termine del conflitto, avvertendo che i soldati sarebbero considerati “obiettivi legittimi”.