Immaginate di essere i leader di un paese europeo. Da un lato c’è l’invasione russa dell’Ucraina, con la necessità assoluta di un sostegno degli Stati Uniti per far resistere Kiev; dall’altro c’è un impero statunitense che dopo il successo dell’operazione lampo in Venezuela punta alla Groenlandia, territorio artico dipendente da un paese europeo, la Danimarca.
Come conciliare la contraddizione possibile (se non certa) tra queste due situazioni? Come mantenere gli americani al fianco dell’Ucraina e degli europei, scoraggiando allo stesso tempo l’idea di agire unilateralmente sulla Groenlandia? Insomma, come evitare di ritrovarsi alleati da un lato e nemici dall’altro, con il rischio di far saltare in aria tutto?
Questo dilemma si è presentato il 6 gennaio a Parigi, in un doppio contesto: da un lato il vertice della cosiddetta coalizione dei volenterosi per il sostegno all’Ucraina, alla presenza degli emissari statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner; dall’altro la manifestazione del sostegno europeo alla Danimarca davanti agli appetiti americani. Come gestire il secondo fronte per non compromettere il primo?
È un esercizio pericoloso che spiega le reazioni timide degli europei (tanto criticate dall’opinione pubblica) alla violazione del diritto internazionale in Venezuela e alle minacce sulla Groenlandia.
Un comunicato diffuso il 6 gennaio a Parigi dai leader di Francia, Germania, Regno Unito, Polonia, Italia, Spagna e naturalmente Danimarca ha ricordato che “la Groenlandia appartiene al suo popolo”, aggiungendo che “spetta solo ai danesi e ai groenlandesi decidere delle questioni che riguardano la Danimarca e la Groenlandia”.
Il comunicato non chiarisce quali sarebbero le reazioni dei firmatari se gli Stati Uniti passassero dalle parole ai fatti. Considerando l’intervista concessa alla Cnn da Stephen Miller, consigliere per la sicurezza di Donald Trump e uomo chiave alla Casa Bianca, c’è da preoccuparsi. La logica di Miller è implacabile: gli Stati Uniti sono una superpotenza e fanno quello che vogliono.
L’impegno statunitense
Quali sono le conseguenze di tutto questo per l’Ucraina? Il tema è complesso: da un anno la maggior parte degli stati europei, con in testa Francia e Regno Unito (nonostante la Brexit), cerca di organizzare il sostegno a Kiev, anche nella prospettiva di un possibile cessate il fuoco con Mosca. La chiave, in questo caso, sono le garanzie di sicurezza all’Ucraina per assicurarsi che la Russia non riprenda i combattimenti in qualsiasi momento.
L’idea è di inviare forze europee in seconda linea in caso di attacco russo, ma la maggior parte dei paesi europei non è pronta a impegnarsi senza il sostegno degli Stati Uniti. Difficile superare da un giorno all’altro decenni di dipendenza.
Miracolo della diplomazia, gli statunitensi per la prima volta hanno dato il loro sostegno al piano dopo essere rimasti a lungo in disparte. Possiamo credere che questo impegno resisterà a un braccio di ferro tra Europa e Stati Uniti sulla Groenlandia?
Difendere sia l’Ucraina sia la Groenlandia è la sfida del momento per gli europei, segno di un nuovo disordine mondiale pieno di contraddizioni.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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