Anche chi non segue Stranger things si è interrogato sul caso di Kate Bush, che è tornata in cima alla classifica statunitense di iTunes con Running up that hill, un brano del 1985 al centro della quarta stagione della serie tv. Di solito riluttante a concedere l’uso delle sue canzoni, Bush ha fatto un’eccezione per la cornice che Stranger things ha ritagliato intorno al pezzo, un brano che ha una funzione salvifica nella vita di una ragazzina e le permette di librarsi sopra se stessa.

L’adolescenza, la musica, i mostri, la salvezza: Stranger things mette questi elementi in fila senza discostarsi mai troppo dall’immaginario emo-dark degli anni ottanta, ma l’idea di una canzone che possa salvarti la vita è riemersa da più parti in questi giorni.


Se la serie dei Duffer brothers fosse ambientata in Basilicata o in Brianza negli anni novanta, o a Cagliari o Ancona negli anni duemila, quale brano si sarebbe imposto e sarebbe riuscito a tornare in classifica? Non sono tante le canzoni capaci di reinventarsi nel miscuglio di spazio, tempo, incubi privati ed esorcismi collettivi. È probabile che alla domanda secca “qual è la canzone che ti farebbe venir voglia di restare, che ti riporterebbe in vita?”, si creerebbe una sorta di balbettio.

Magari qualcuno sceglierebbe La cura di Franco Battiato, quasi a discapito della sua stessa fantasia, e nel frattempo le forze oscure continuerebbero ad avanzare, perché è una domanda a cui è impossibile dare una risposta giusta o che valga per sempre. Più che una canzone che ti salva la vita, esiste la canzone che ti salva per un po’, per un fragile istante. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1464 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati