Ho 45 anni e sono in carne, ma neanche troppo. Ogni volta che vado a mangiare dai miei, mia madre commenta i miei vestiti e la mia linea, mentre mio padre dice la sua sulle porzioni. Dicono che scherzano. Come posso chiedergli di smettere senza litigare? –Eva
C’è un mio amico di Modena che è un bellissimo uomo. Alto, robusto e con un sorriso che gli illumina il viso. Lui però non si vede attraente, soprattutto perché si sente sovrappeso. Un giorno mi ha raccontato che sua madre a ogni Natale gli regala un capo di abbigliamento di una taglia evidentemente più piccola della sua, dicendogli “tanto adesso ti metti a dieta quindi poi ti andrà bene”. Me l’ha raccontato come aneddoto divertente, per spiegarmi che personaggio particolare fosse sua madre. Ma, risate a parte, mi sono reso conto che le sue profonde e, credimi, ingiustificate insicurezze sul suo aspetto fisico hanno radici lontane. Lo sguardo dei nostri genitori è l’unico capace di entrarci dentro fino alle ossa: non importa quanti anni abbiamo, il desiderio di compiacerli e di piacergli è davvero duro a morire. Io credo che tu debba usare quei pranzi della domenica per intavolare con i tuoi genitori una discussione sull’effetto che hanno le loro battute. Puoi cominciare con un concetto chiaro e semplice: “Quando commentate quello che mangio e come mi vesto mi fa stare male e preferirei che non lo faceste più”. Non dev’essere una conversazione conflittuale, anche perché nella loro generazione questi temi non erano trattati, ma è importante stabilire un confine che ti protegga e che loro devono rispettare.
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1648 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati




