L’equivalente tv delle autobiografie è il “monologo” o più allegramente “ora vi racconto di me”, “vi dico come la penso”, “ballo, canto, faccio battute ma dentro nutro contenuti”. Viviamo tempi di abissali sensi di colpa (non che non ci sia sempre una buona ragione, ma qui rasentiamo il colmo) e avrete notato come spesso le scalette televisive bilancino la risata di un comico con un monologo dal tono prostrato. Il tema prevalente, per urgenza e talvolta opportunismo, è quello di genere. Anche a Le iene (Italia 1), tra uno scoop e un pedinamento, hanno inserito negli interludi le parole di racconti al femminile. Il monologo non richiede grandi apparati, è solo voce e teatralità, e ci fa tornare con i piedi per terra, una terra più promessa che reale, ma siamo in tv. Alcuni giorni fa Massimo Bernardini, conduttore di TvTalk (Rai Tre), ha compiuto un piccolo passo per i maschi ed enorme per i palinsesti, scegliendo la confessione in luogo della retorica. Ha aperto la puntata con un efficacissimo “Non sono più bravo degli altri uomini”, e senza limitarsi a pensieri occasionali ha raccontato di quando alzò le mani contro la madre e bullizzò la sua futura moglie, e della lenta presa di coscienza del rispetto. “Me lo hanno insegnato poco alla volta Bob Dylan e il Vangelo”. La tv non è in grado di dare lezioni, ma suggerimenti. Ascoltare buona musica e comprendere i classici può suonare marginale ma sarebbe un buon inizio. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1438 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati