Poche persone hanno fatto la tv che volevamo, Angelo Guglielmi ha fatto la tv che ancora vorremmo. In parte per merito della vituperata lottizzazione. Il terzo canale aveva ascolti inesistenti. Era in quota comunista e il Pci la tv manco sapeva accenderla. Guglielmi, proposto dal trentenne Veltroni, virò tutto sul racconto della realtà, senza coloranti e moralismi. Nacquero programmi come Chi l’ha visto? e Un giorno in pretura, conduttori come Michele Santoro e Fabio Fazio, e repubbliche autonome come le trasmissioni di Serena Dandini e socie. Guglielmi fa squadra, ascolta gli autori, inaugura l’indagine sul territorio (nasceva la Lega), favorisce perle intellettuali e commestibili come Blob e chiede a Tullio Pericoli di disegnare brevi cartelli per andare in pubblicità. Detta così, sembrerebbe tutta farina di un bravo dirigente. Ma scavando ci si accorge che la scintilla che rese possibile l’invenzione di quella Rai 3 andrebbe attribuita anche al democristianissimo Biagio Agnes, allora direttore generale del servizio pubblico. Di fronte alla sfida di rivitalizzare la rete e alla difficoltà di montare un palinsesto che piacesse al pubblico di sinistra, prese da parte il migliore in campo e, ascoltate le sue ambizioni per l’epoca così dirompenti, lo congedò allargando le braccia in segno di resa, presumo, con l’esortazione più liberatoria, altruista e intelligente che sia mai stata pronunciata a viale Mazzini: “Fai come ti pare”. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1469 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati