Uno striscione davanti alla sede del sindacato dei giornalisti tunisini, a Tunisi, il 26 novembre 2018.

Il principe saudita prova a far dimenticare l’omicidio Khashoggi

Uno striscione davanti alla sede del sindacato dei giornalisti tunisini, a Tunisi, il 26 novembre 2018.
28 novembre 2018 11:21

Dopo l’assassinio in circostanze atroci del giornalista saudita Jamal Khashoggi, avvenuto due mesi fa, Mohammed bin Salman è diventato senza dubbio uno degli uomini meno frequentabili del mondo. Eppure “Mbs” resta l’uomo forte di un paese ricco e potente come l’Arabia Saudita, ed è impossibile rifiutarsi di invitarlo.

Il principe saudita è arrivato il 27 novembre a Tunisi per una tappa dal suo viaggio verso Buenos Aires, dove parteciperà nel fine settimana al vertice del G20. È la prima uscita di Bin Salman dopo la vicenda Khashoggi, che ha distrutto la sua immagine di modernizzatore, così faticosamente costruita.

A Tunisi è probabile che gli anfitrioni del principe abbiano evitato di farlo passare davanti alla sede del sindacato dei giornalisti tunisini, dove campeggia un immenso striscione che rappresenta un saudita munito di sega elettrica, un’esplicita allusione a uno dei dettagli più macabri della morte di Khashoggi.

Soltanto a Tunisi, tra le grandi città del mondo arabo, sarebbe pensabile un gesto di questo tipo, grazie alle libertà conquistate con la rivoluzione del 2011. Ad Algeri, dove il principe arriverà mercoledì, è stata proposta una petizione contro Mbs, ma l’ostilità è più discreta.

Il giovane principe sta cercando di superare le critiche e dimostrare che è ancora saldamente alla guida del regno

Per il principe, il viaggio è evidentemente un tentativo di rimettersi in sella e far dimenticare l’omicidio commesso il 2 ottobre all’interno del consolato saudita di Istanbul.

La Cia ha confermato le responsabilità di Mohammed bin Salman, ma grazie all’aiuto di Donald Trump, che ha puntato molto su di lui sia economicamente sia strategicamente, il giovane principe sta cercando di superare le critiche e dimostrare che è ancora saldamente alla guida del regno.

Di recente sono circolate voci che parlano di complotti all’interno della famiglia reale per impedirgli di prendere il posto di suo padre, il re Salman. Con questo lungo viaggio e mostrandosi in pubblico con il suo “padrino” Trump e con altri leader mondiali, il principe fa capire di non temere le rivolte a corte.

La vicenda Khashoggi non è ancora chiusa. In vista del vertice di Buenos Aires, il principe saudita ha chiesto di incontrare il suo principale accusatore, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, l’uomo che giorno dopo giorno ha distillato le agghiaccianti informazioni sull’omicidio ed è uscito rafforzato dalla vicenda. Prima della morte di Khashoggi la Turchia era ai ferri corti con gli Stati Uniti, ma ora si è riposizionata al centro dei giochi grazie all’errore fatale del rivale saudita.

Erdoğan sarà disposto ad accettare la pace con il principe ereditario? Oppure l’incontro di Buenos Aires sarà solo una tappa nel conflitto latente trai due poli dell’islam sunnita? L’incontro con il principe sarà decisivo.

L’ultimo ostacolo è dato dal fatto che in Argentina Mbs troverà una denuncia contro di lui depositata dall’organizzazione Human rights watch a causa della guerra in Yemen e del suo coinvolgimento nella morte di Khashoggi. Il viaggio, insomma, sta assumendo i contorni di un calvario per questo principe caduto in disgrazia.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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