Il presidente statunitense Donald Trump sale sul palco per un comizio a Rochester, nel Minnesota, il 4 ottobre 2018. (Evan Vucci, Ap/Ansa)

Il mondo è costretto a fare i conti con Donald Trump

Il presidente statunitense Donald Trump sale sul palco per un comizio a Rochester, nel Minnesota, il 4 ottobre 2018. (Evan Vucci, Ap/Ansa)
12 luglio 2019 11:26

Durante l’anno in questa rubrica abbiamo affrontato tutti i più rilevanti temi d’attualità, ma ci sono tre argomenti che spiccano tra gli altri: il Medio Oriente nelle sue varie crisi (soprattutto quella iraniana), l’Europa con le elezioni di maggio e la Brexit apparentemente impossibile e infine la Cina, tema in costante crescita parallela all’importanza di Pechino nello scacchiere mondiale allargato. L’Africa e l’America Latina non sono scomparse, ma occupano un posto di secondo piano sul nostro radar.

In tutti questi temi principali ritroviamo sempre lo stesso individuo: Donald Trump, “distruttore in capo” del pianeta, l’uomo che fustiga gli europei, minaccia i cattivi iraniani (ma coccola i cattivi nordcoreani) e porta avanti in modo incoerente il suo scontro con il gigante cinese.

Il presidente della prima potenza mondiale è per definizione al centro delle principali vicende globali. Ma Trump ha aggiunto a questa realtà storica il suo tocco personale, come dimostrano il suo bizzarro rapporto con il dittatore nordcoreano Kim Jong-un e la sua relazione ansiogena con gli europei.

La stagione è cominciata con la parola impeachment a causa della vicenda russa e si conclude con la parola “rielezione”

La scena internazionale è per Trump il prolungamento della campagna elettorale e un’altra occasione per ribadire, come ha scritto su Twitter in settimana, che gli Stati Uniti possono contare “sulla più grande economia e sul più potente esercito del mondo” e che entrambi diventano “sempre più potenti e più grandi”. Gli elettori repubblicani sono sicuramente più impressionati dalle parole di Trump rispetto a tutti quelli che, all’estero, restano preoccupati dal suo unilateralismo e dal suo egocentrismo.

Bisognerà abituarcisi, perché Donald Trump rischia di restare in sella ancora a lungo. La stagione è cominciata con la parola impeachment a causa della vicenda russa e si conclude con la parola “rielezione”, con la possibilità che Trump sia il presidente degli Stati Uniti fino al 2024, forse nel bene e sicuramente nel male.

L’isteria divampante sulla scena internazionale alimentata da Trump rende nervosi tutti. I cinesi lo hanno sottovalutato e sono ormai minacciati da una guerra fredda tecnologica; e lo stesso vale per gli europei, che troppo a lungo hanno approfittato dell’ombrello statunitense per pensare di poterne farne a meno.

Il presidente degli Stati Uniti è il soggetto principale dello spettacolo mondiale. Ma cosa rappresenta davvero Donald Trump? La crisi più attuale, quella tra gli Stati Uniti e il Regno Unito, fornisce alcune risposte. L’11 luglio scorso sono arrivate le dimissioni dell’ambasciatore britannico a Washington, lo stesso che aveva definito il presidente statunitense “inetto” e “disfunzionale”.

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L’ambasciatore ha manifestato le sue opinioni in un cablogramma diplomatico che i fautori della Brexit hanno consegnato alla stampa, scatenando il caos. Il paradosso, come ammette un diplomatico europeo, è che questi tutti gli ambasciatori a Washington hanno inviato lo stesso messaggio ai rispettivi governi.

Eppure oggi il mondo è costretto a fare i conti con Trump, una realtà che non sparirà con la campagna presidenziale statunitense, entrata da poco nel vivo. A noi il compito di non reagire d’istinto ai suoi tweet provocatori. Anche se, ammettiamolo, la tentazione è forte.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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