Sommario

914 (9/15 settembre 2011)

Più tasse per i ricchi

Gli interventi pubblici li hanno salvati dalla crisi. E ora tocca ai ricchi fare la loro parte. L’inchiesta della Zeit.

914 (9/15 settembre 2011)

Tecnologia

Mille modi di raccogliere le informazioni

In futuro i giornali potrebbero sparire dalla circolazione, sostituiti da aggregatori, social network e nuovi dispositivi. L’importante è che ci sia sempre qualcuno che racconti le notizie.

Economia e lavoro

La Casa Bianca fa i conti con gli istituti di credito

Il governo statunitense ha fatto causa a 17 grandi banche per le perdite subite con i mutui spazzatura. L’azione legale, però, potrebbe danneggiare il già fragile sistema finanziario.

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La pallina per dormire

Una pallina da tennis dietro la schiena può aiutare a russare di meno? Leggi

Graphic journalism

Cartolina dalla Thailandia

Di Freddy Nadolny Poustochkine

Scienza

I delfini sanno di essere mortali?

Il comportamento dei cetacei di fronte alla morte di un membro del loro gruppo fa pensare che possono comprendere il concetto di morte.

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Opinioni

L’Onu spaventa Stati Uniti e Israele

Retrofitaly

The Walrus, Giorgio Canali & Rossofuoco, Brunori Sas Leggi

Opinioni

I buoni vicini dell’Ohio

Il titolo polivalente

“Ma si può dire?”, “No, è sbagliato!”, “C’è qualcosa che non mi suona…”. Leggi

Cinema

Il fascino dei festival

Alla mostra di Venezia c’è la solita combinazione di film d’autore e star. Ma si fa sentire la concorrenza di Toronto.

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In copertina

Più tasse per i ricchi

La crisi ha messo in ginocchio le finanze dei paesi industrializzati e molti si chiedono se in questo momento chi ha di più debba dare un contributo maggiore al risanamento dei conti pubblici. La Zeit lo ha chiesto ad alcuni milionari tedeschi.

Indonesia

Le mele marce di Jakarta

Tredici anni dopo la fine della dittatura, il paese è afflitto da una classe politica inefficiente e corrotta. Gli indonesiani sono sfiduciati, ma molti cercano di reagire.

Opinioni

L’eredità dell’11 settembre

Lonesome together

Oltre il secolo americano, a cura di Raffaella Baritono ed Elisabetta Vezzosi Leggi

Viaggi

La città devota al genio

Dovunque, a Budapest, gli occhi si posano sulle tracce di Franz Liszt. Una passeggiata per la capitale innamorata del grande compositore.

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Editoriali

La Libia e le ipocrisie occidentali

Le Monde

Tavolette spaziali

I tablet si sono rivelati non solo un oggetto rivoluzionario, ma anche un’incredibile fonte di profitto. Leggi

Portfolio

Soldati senza pace

Dopo aver combattuto per dodici mesi in Afghanistan, un gruppo di militari statunitensi torna a casa. Alcuni devono affrontare gravi disturbi psicologici. Il reportage di Erin Trieb.

Pop

Il mio migliore amico

Di Hisham Matar

Questione di geni

Alcune porte si aprono solo se si bisbiglia un cognome, una carica o il pedigree storico di qualcuno. Leggi

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Opinioni

22,2 per cento

Visti dagli altri

L’Italia in mano a politici inaffidabili

Le incertezze sulla manovra economica mettono in luce l’incompetenza e i fallimenti di una classe politica che da anni si occupa solo di se stessa e delle sue ambizioni.

Africa e Medio Oriente

Il passato scomodo del comandante Belhaj

L’uomo incaricato della sicurezza di Tripoli è stato nel mirino dei servizi segreti occidentali per i suoi presunti legami con Al Qaeda. Ma i capi della rivolta hanno fiducia in lui .

Editoriali

Autunno caldo in Italia?

Die Tageszeitung

Attualità

La ricetta per tornare a crescere

Debiti, governi incapaci, banche senza controlli: il futuro economico dell’Europa è cupo. Ma c’è un modo per uscire dalla crisi, scrive John Lanchester.

Tecnologia

Storia di un visionario

Il mouse, la stampante, le canzoni dei Rolling Stones. Malcolm Gladwell cerca di capire in che modo nascono le idee rivoluzionarie. E racconta di quando un imprenditore di vent’anni che si chiamava Steve Jobs visitò lo Xerox Parc nella Silicon valley e vide il primo personal computer.

Canada

La vita tranquilla del Canada

Un aborigeno, un tamil, quattro studenti e due musicisti punk. Le elezioni del 2 maggio hanno portato a Ottawa una ventata di aria nuova. Ma i conservatori non temono rivali

Pop

Perché viaggiamo

Di Jonah Lehrer

Europa

I francesi non si fidano più di Strauss-Kahn

Tornato a Parigi, l’ex direttore del Fondo monetario non sembra voler rinunciare alle sue ambizioni politiche. Ma riconquistare la fiducia degli elettori non sarà facilel

Asia e Pacifico

Gli abitanti di Cheju contro la base militare

Il progetto di una base navale è al centro di una disputa tra il governo e gli abitanti dell’isola di Cheju. Per reprimere le proteste la polizia è passata alle maniere forti.

Appello alle famiglie

I pesanti tagli alla spesa pubblica per l’istruzione in molti paesi, rinviano a un impegno finanziario altrettanto pesante per le famiglie che abbiano la pretesa di mandare i figli a scuola e magari all’università. Leggi

Americhe

Il lato oscuro della sicurezza

Le misure antiterrorismo adottate dopo l’11 settembre rendono gli Stati Uniti sempre più simili all’Urss, scrive David Rieff.

Grazie, Wikileaks

Tutti i palestinesi di Gaza sanno qualcosa che noi israeliani non abbiamo potuto leggere e scrivere fino a venerdì scorso. Leggi

Ritratti

Peter Coventry. Mercante d’aria

La sua azienda sviluppa progetti verdi in Africa e vende i certificati di risparmio di CO2 alle aziende occidentali. Cercando di rispettare e coinvolgere le comunità locali.

Farsa di frontiera

Yuri Herrera, La ballata del re di denari Leggi

Divario

L’anno scorso venticinque dei cento manager più pagati degli Stati Uniti hanno guadagnato più di quanto le loro aziende abbiano versato al fisco. Questi manager sono riusciti a far pagare meno tasse alle loro società e quindi sono stati ricompensati. Il rapporto annuale dell’Institute for policy studies, citato dalla direttrice del settimanale The Nation, Katrina vanden Heuvel, è illuminante. Ogni anno le aziende statunitensi riescono a eludere circa cento miliardi di dollari di tasse in modo perfettamente legale ricorrendo ai paradisi fiscali. È un meccanismo perverso che premia i risultati immediati (investimenti ad alto rischio, tagli indiscriminati del personale, trucchi contabili) e che si autoalimenta: gli stipendi dei manager sono decisi da comitati dove siedono altri manager che a loro volta sono a capo di altre società. Ma il legame tra elusione fiscale e stipendi dei dirigenti sembra spiegare in parte anche l’aumento impressionante del divario salariale tra manager e lavoratori: negli anni ottanta il rapporto tra il compenso di un manager e lo stipendio medio nella sua azienda era 40 a 1, nel 2009 era 263 a 1, ed è stato 325 a 1 l’anno scorso, in piena crisi economica. Vuol dire che un manager guadagna in un mese lo stipendio che un suo dipendente guadagna in 27 anni. Insomma, è giusto discutere se sia il caso di ritoccare l’aliquota sui redditi più alti, ed è senz’altro ammirevole che a chiederlo siano anche molti imprenditori miliardari, ma è proprio tutto il sistema che andrebbe ripensato. 

Internazionale, numero 914, 9 settembre 2011 Leggi

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