Il 6 marzo il presidente statunitense Donald Trump ha chiesto la “resa incondizionata” dell’Iran e ha detto che dovrà essere coinvolto nella scelta della futura leadership del paese, oltre che nel processo di ricostruzione.
“Non ci sarà mai un accordo con l’Iran, ma solo una RESA INCONDIZIONATA! A quel punto, dopo la scelta di uno o più leader FORMIDABILI E ACCETTABILI, insieme ai nostri partner e alleati meravigliosi e molto coraggiosi, lavoreremo senza sosta per risollevare l’Iran, renderlo economicamente più grande, migliore e più forte che mai”, ha affermato sul suo social network Truth Social.
“MAKE IRAN GREAT AGAIN (MIGA!)”, ha aggiunto, modificando lo slogan Make America great again (Maga).
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Nei giorni scorsi l’amministrazione Trump aveva più volte affermato che l’obiettivo della guerra condotta dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran non era un cambiamento di regime.
Le ultime parole di Trump sembrano però smentire le precedenti dichiarazioni.
Il presidente repubblicano vorrebbe infatti avere voce in capitolo nella scelta della futura leadership iraniana dopo la morte della guida suprema Ali Khamenei, uccisa in un attacco condotto il 28 febbraio, nel primo giorno del conflitto.
Finora Trump è rimasto evasivo sulla durata della guerra, parlando qualche giorno fa di “quattro o cinque settimane”, ma precisando che gli Stati Uniti sono pronti ad andare avanti per tutto il tempo che serve.
Intanto, la guerra in Medio Oriente non accenna a placarsi, con nuovi bombardamenti il 6 marzo in tutta la regione, da Teheran alle metropoli del Golfo, passando per il Kurdistan iracheno e il Libano, dove decine di migliaia di persone sono in fuga dalla periferia sud di Beirut.
Il bilancio degli attacchi israeliani sul Libano è salito a 217 morti e 798 feriti, ha annunciato il 6 marzo il ministero della salute libanese.
Il gruppo libanese Hezbollah, alleato dell’Iran, ha invitato gli abitanti del nord d’Israele ad abbandonare le località a meno di cinque chilometri dal confine libanese, all’indomani di un avvertimento simile lanciato dall’esercito israeliano agli abitanti di vaste aree del Libano.
Nuove esplosioni sono state segnalate dai giornalisti dell’Afp nel centro della capitale del Kuwait e a Manama, la capitale del Bahrein.
A Erbil, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, un’esplosione ha scosso la zona vicino all’aeroporto, che ospita le truppe della coalizione guidata dagli Stati Uniti.
Sempre in Iraq, alcuni droni hanno colpito l’aeroporto e i giacimenti petroliferi di Bassora (sud).
Teheran ha inoltre preso di mira, per il secondo giorno consecutivo, obiettivi legati ai gruppi d’opposizione curdi iraniani nel nord dell’Iraq.
Un portavoce dell’esercito iraniano ha dichiarato che una petroliera statunitense è stata colpita ed è “in fiamme” nel golfo Persico. I Guardiani della rivoluzione, l’esercito ideologico dell’Iran, hanno riferito di aver preso di mira i sistemi radar statunitensi negli Emirati Arabi Uniti, in Giordania e in Qatar.
La tv di stato iraniana ha affermato che un’altra nave è in fiamme nello stretto di Hormuz dopo essere stata colpita da un drone.
I mezzi d’informazione iraniani hanno riferito di esplosioni nella città portuale di Bandar Abbas, nel sud dell’Iran, sullo stretto di Hormuz.
L’esercito israeliano ha invece annunciato di aver colpito nel centro di Teheran, durante un’operazione condotta da una cinquantina di aerei da combattimento, il bunker di Khamenei, che continuerebbe a essere usato dalla leadership iraniana.