Volendo rileggere in chiave d’avanguardia e sperimentale il finale di Bad Bunny all’intervallo del Super bowl, in cui ha celebrato il patrimonio culturale e il diritto di cittadinanza nel nostro immaginario (e non solo) di tutte le Americhe, il pensiero va ad artisti chiave della latinidad di questi anni: Lucrecia Dalt, Chuquimamani-Condori (Elysian Crampton), Arca e Mabe Fratti. Quest’ultima da oggi sarà ancora più nota al pubblico italiano per aver rilavorato un brano di Andrea Laszlo De Simone a partire dal testo, interamente riscritto in spagnolo: Non è reale ora esiste anche come No es real, in un progetto più ampio chiamato Una lunghissima ombra (reframed) a partire dall’ultimo album del cantautore. Ed è di fatto un atto di esistenza, di creazione originale che si distacca dal modello dell’adattamento o delle vetuste cover. Quasi un cristallo a parte che si sviluppa a partire da un altro già formato. L’incontro tra i due artisti, nato nel contesto del festival C2C, è particolarmente felice, uno scontro gentile tra zolle che appartengono a continenti diversi e cospirano con diverse malinconie. Sinfonico, inevitabilmente francese e di parola lui, magmatica, effusiva e di pensiero lei, che dal Guatemala al Messico, dove la sua carriera ha preso pienamente forma, si porta dietro una miriade di riferimenti. Già incline a numerose collaborazioni di prestigio, con questa lettura di Lazslo De Simone, realizzata insieme a Héctor Tosta, Mabe Fratti aggiunge un tassello a un repertorio entusiasmante per dire che tutti e due sono il futuro canone. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati