Per il discorso di fine anno Sergio Mattarella ha avuto un’idea teatrale originale. “Lo faccio in piedi così capiscono che me ne voglio andare”. Unica licenza non verbale in una trama consueta. È vero che tra varianti e decreti notturni la prevedibilità è benvenuta, però un colpo di scena non sarebbe stato male. Siamo in tv, mica alla camera. Ci sono gli operatori, il gobbo elettronico, le luci, 13 milioni di spettatori. Anche il placido Mattarella poteva abbandonare il protocollo quirinalizio per affidarsi alle regole delle serie tv, dove l’utopia delle buone intenzioni cede il passo alla distopia della catastrofe. Poteva citare il recente DiCaprio urlando “guardate in alto!”, oppure prendere in prestito le parole dell’armadillo di Zerocalcare: “Al Colle? Ci resto cor coso… ”. Niente. Non è successo niente di strano. Se non 24 ore dopo. Prima edizione serale del Tg1 del 2022. Francesco Giorgino si collega con Romano Prodi. La voce dell’ex premier arriva metallica e raddoppiata, come Alien al microfono di Achille Lauro. Non si capisce nulla. Sul pianeta Terra s’interromperebbe il collegamento. Su Saxa Rubra invece Giorgino continua a rivolgere domande a quello che appare come una creatura dalla lingua marziana, giunta a noi sotto forma di economista per avvertirci che è l’ultimo anno dell’umanità, che vinceremo la guerra al virus, che nevicherà ad agosto, o che anche lui, l’alieno, al Quirinale ci andrebbe cor coso. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1442 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati