All’improvviso mi accorgo quanto nella vasta pletora dei programmi di cucina, tra giudizi spietati e crisi di nervi, manchi il racconto delle tavolate, e non nego una certa nostalgia nell’usare questo termine. In _4 ristoranti _(Sky), per esempio, i concorrenti si valutano secondo location, servizio, menù e prezzi. Neanche una menzione all’umanità convogliata da tutto l’insieme. Quella sì che sarebbe una bella storia. Lucio Manisco, pittore prima che inviato per il Tg3, mi raccontò un aneddoto ambientato nella trattoria dei fratelli Menghi, vicino a piazza del Popolo, a Roma. Nel 1949, Picasso fu invitato dal Pci per partecipare alle giornate dei Partigiani della pace. Per fare cosa gradita, i dirigenti comunisti lo portarono in questa osteria popolare a incontrare i colleghi squattrinati che barattavano una tela con una mezza porzione. Picasso, annoiandosi, cominciò a disegnare piccoli ghirigori sulla tovaglia di carta. Gli artisti presenti si accalcarono, puntando quei disegni estemporanei, pregustando aste salvifiche e fughe in Svizzera. La coltre di sogni fu falciata da Domenico Menghi che prese la tovaglia, l’accartocciò e la buttò nel forno delle pizze, chiedendo, presumo, se il signore volesse un digestivo. Nel forno bruciarono diversi milioni. Picasso tornò in albergo. I dirigenti del Pci strinsero mani. I fratelli Menghi abbassarono la saracinesca. E un pittore, forse, li salutò con un “li mortacci vostra”. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1444 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati