Laura Nicchiarelli
Marea
66thand2nd, 216 pagine, 17 euro

Secondo un articolo letto questa settimana, in Italia si pubblicano solo capolavori, almeno stando alle recensioni scritte da autori italiani: tutti si conoscono e stroncare i libri degli amici pare brutto. Condivisibile, ma poco importa. Vorrei rassicurare i lettori di questa rubrica: qui di amici se ne vedono di rado, capitano piuttosto libri buoni o meno buoni. Alla prima categoria appartiene anche l’esordio di Laura Nicchiarelli. Non la più originale delle trame (citare _L’isola di Arturo _in un romanzo ambientato al mare è un po’ come quella cosa dei fiori in primavera), ma la scrittura è inquadrata, coerente. In un weekend d’estate a Punta Ala s’incrociano le vite di Livia e Claudio, della loro figlia Bianca, del nipote Nico con Daphne, di Michela e Leo, di Camilla e Annika, mentre nel panorama grossetano restano incagliati due misteri da portare a galla: una cartolina e la scomparsa di Nico per sette interminabili ore quando aveva appena cinque anni. L’alternarsi dei molti punti di vista dà movimento alla narrazione, ma confonde anche le acque: si passa da una terza persona interna a una esterna, su cui s’innestano anche monologhi interiori e la prima persona singolare. Belli alcuni passaggi più lenti, dove muta il registro, e la scrittura si fa tattile, sensoriale: un velo di salsedine, le creste bianche delle onde, il ricordo prorompente di un’estate. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati