Balcani

Identità perduta

Nel libro YU: The lost identity, la fotografa croata Dragana Jurišicć riflette sulle sue origini e sul concetto di esilio. Il lavoro è in mostra a Getxo, in Spagna. Leggi

La lezione che il mondo non ha imparato dalla Bosnia

“Quando si distrugge la pace, si distrugge tutta la società. Poi ci vogliono anni per ricostruirla”. L’attivista bosniaco Kemal Pervanic spiega perché il processo di riconciliazione nei paesi dell’ex Jugoslavia durerà ancora decenni e paragona la retorica razzista e nazionalista usata oggi in occidente a quella usata nei Balcani negli anni novanta. Il video della Thomson Reuters Foundation. Leggi

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Storie dall’est del mondo

Il New east photo prize è un concorso dedicato ai reportage fotografici realizzati nei paesi dell’est del mondo: Balcani, Europa orientale, Russia e Asia centrale. Alla sua prime edizione, gli undici finalisti sono stati selezionati tra più di mille proposte, provenienti da 25 luoghi diversi. Leggi

Croazia, Serbia e Macedonia respingono i migranti in base alla nazionalità.
Croazia, Serbia e Macedonia respingono i migranti in base alla nazionalità. L’Alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati ha denunciato che i tre paesi balcanici hanno cominciato a respingere alle frontiere richiedenti asilo che non provengono da Iraq, Afghanistan o Siria.
I Balcani chiudono le porte ai profughi

I Balcani stanno fronteggiando un crescente afflusso di migliaia di migranti ammassati alla frontiera, al freddo e sotto la pioggia, dopo che la chiusura del confine meridionale dell’Ungheria li ha costretti a dirigersi verso la Slovenia. Leggi

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A vent’anni da Srebrenica si seppelliscono ancora le vittime

A vent’anni dal massacro di ottomila bosniaci di religione musulmana a Srebrenica si continuano a seppellire le vittime. Nel cimitero di Potočari sono cominciati i preparativi per seppellire 136 vittime, di cui 18 minorenni, accanto alle 6.241 già tumulate. Leggi

La Russia minaccia di reagire all’invio di armi statunitensi nell’Europa dell’est

Un funzionario del ministero della difesa russo ha dichiarato che qualunque dispiegamento di armi pesanti statunitensi nei paesi dell’Europa dell’est e del Baltico sarà considerato come “il passo più aggressivo compiuto dal Pentagono dai tempi della guerra fredda”. Lo ha confermato l’agenzia di stampa russa Interfax. Il generale Yuri Yakubov ha aggiunto che Mosca aumenterà le sue forze sul confine occidentale, dispiegando unità aeree e terrestri. Inoltre sarà accelerato l’invio di nuovi missili Iskander nell’enclave russa di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania, e saranno dispiegate le truppe in Bielorussia.

È la risposta della Russia alla notizia, rivelata dal New York Times il 13 giugno, secondo cui il Pentagono starebbe considerando l’ipotesi di inviare in modo permanente armi pesanti nei paesi baltici e dell’Europa orientale aderenti alla Nato, come Polonia, Lituania e Romania. L’iniziativa avrebbe l’obiettivo di scoraggiare una possibile aggressione della Russia in Europa. Secondo alcuni funzionari statunitensi, il piano prevederebbe di inviare sul terreno carriarmati, veicoli da combattimento per la fanteria e altre armi pesanti, oltre a cinquemila militari.

La Polonia e la Lituania hanno confermato che sono in corso negoziati con Washington per dispiegare in modo permanente armi pesanti statunitensi all’interno dei loro confini. Il ministro della difesa polacco, Tomasz Siemoniak, ha dichiarato di aspettarsi una decisione da parte degli Stati Uniti già entro le prossime settimane.

La proposta deve ancora essere convalidata dal segretario della difesa Ashton B. Carter e dalla Casa Bianca. Se fosse approvata sarebbe la prima volta dalla fine della guerra fredda che gli Stati Uniti schierano forze militari negli stati dell’Europa dell’est e nei paesi baltici, entrati nella Nato nel 2004 e in passato sotto la sfera d’influenza sovietica.

Cosa succede in Bosnia vent’anni dopo la fine della guerra

La pace di Dayton del 1995 ha congelato le divisioni della guerra. Serbi ortodossi, croati cattolici e bosniaci musulmani vivono separati e le altre comunità sono emarginate. A pochi giorni dalla visita di papa Francesco, l’equilibrio politico del paese è sempre precario. Il reportage di Nicole Di Giulio e Antonella Spinelli. Leggi

Tre arresti tra Italia e Balcani in un’operazione contro una cellula jihadista

Al termine di un’indagine durata due anni, la sezione antiterrorismo della polizia ha smantellato una cellula di estremisti islamici che operava tra l’Italia e i Balcani per reclutare aspiranti jihadisti da mandare a combattere nelle milizie del gruppo Stato islamico. La procura di Brescia ha emesso tre ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre uomini, il primo residente in Albania e gli altri due in provincia di Torino.

I primi due sono indagati del reato di reclutamento con finalità di terrorismo. Il terzo, ritenuto l’autore di un documento di propaganda di 64 pagine pubblicato online, è accusato di apologia di delitti di terrorismo, aggravata dall’uso di internet. Sono ancora in corso perquisizioni nei confronti di alcune persone sospettate di essere simpatizzanti dei jihadisti in Lombardia, Piemonte e Toscana. Corriere della Sera

La memoria di Srebrenica

Nel luglio del 1995 a Srebrenica, una città nell’est della Bosnia Erzegovina, i soldati serbobosniaci guidati dal generale Ratko Mladić hanno massacrato circa ottomila uomini e ragazzi bosniaci di religione musulmana. La città, che era stata dichiarata zona di sicurezza delle Nazioni Unite, fu conquistata l’11 luglio, nonostante la presenza di un contingente di caschi blu olandesi. Leggi

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Le alluvioni nei Balcani

In Serbia e in Bosnia Erzegovina migliaia di persone hanno lasciato le loro case a bordo di imbarcazioni o camion, dopo che le piogge hanno fatto straripare il fiume Sava e provocato la peggiore alluvione da più di un secolo. Leggi

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