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Le voci dei profughi rinchiusi a Nauru

In Australia, il ministro per la migrazione e per la protezione dei confini Peter Dutton, ha ribadito che il suo paese continuerà a respingere i migranti. Molti di loro vengono portati in un centro di detenzione dell’isola di Nauru. Leggi

L’inchiesta sugli abusi nel centro per migranti di Nauru

Il quotidiano britannico The Guardian è entrato in possesso di un fascicolo che documenta migliaia di abusi e violenze, avvenute nel centro di detenzione per richiedenti asilo e migranti dell’isola di Nauru, nel nord dell’Australia. Ecco cosa è emerso in sintesi. Leggi

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Muore un profugo bangladese rinchiuso nel campo di Nauru.
Muore un profugo bangladese rinchiuso nel campo di Nauru. L’uomo, 26 anni, ha avuto una serie di arresti cardiaci ed è deceduto in ospedale. Secondo un attivista per i diritti dei migranti, l’uomo avrebbe cercato di suicidarsi prendendo delle pillole. Nelle ultime settimane altri due richiedenti asilo del campo di Nauru, dove l’Australia manda i migranti che non vuole accogliere, si sono dati fuoco per protestare contro la detenzione prolungata: un iraniano è morto, una somala è in condizioni gravi.
Una donna somala si è data fuoco nel centro di detenzione di Nauru.
Una donna somala si è data fuoco nel centro di detenzione di Nauru. È in gravi condizioni. Nella stessa struttura per richiedenti asilo, dove l’Australia rinchiude i migranti che cercano di arrivare nel suo territorio, il 29 aprile è morto un profugo iraniano che si era dato fuoco per protestare contro le condizioni di detenzione e le lunghe attese per la presentazione delle domande di asilo.
Una donna somala si è data fuoco nel centro di detenzione di Nauru
Una donna somala si è data fuoco nel centro di detenzione di Nauru. È la seconda in pochi giorni ed è rimasta gravemente ferita. Nella stessa struttura, dove l’Australia rinchiude i migranti che cercano di arrivare nel suo territorio, c’era già stato un caso simile il 29 aprile, quando un iraniano è morto dopo essersi dato fuoco in segno di protesta durante la visita di alcuni funzionari dell’Onu.
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È morto l’iraniano che si era dato fuoco per protesta a Nauru
È morto l’iraniano che si era dato fuoco per protesta a Nauru. L’uomo di 23 anni – che la stampa australiana identifica solo con il nome, Omid – era un richiedente asilo rinchiuso nel campo di detenzione gestito dall’Australia sull’isola nell’oceano Pacifico. Si era dato fuoco il 26 aprile, durante la visita di alcuni funzionari delle Nazioni Unite. Trasportato in Australia per essere curato, è morto a causa delle gravi ustioni.
L’isola dei profughi

In pieno oceano Pacifico, l’isola-nazione di Nauru – con una superficie di 21 chilometri quadrati e una popolazione di diecimila abitanti – è la repubblica più piccola del mondo. Un tempo considerata ricca per le sue miniere di fosfato, esaurite le riserve ha provato a riciclarsi come paradiso fiscale. Finché non ha trovato un nuovo modo per rimpinguare le casse pubbliche: nel 2001 l’Australia ha finanziato la costruzione a Nauru di un centro di detenzione in cui rinchiudere i migranti illegali fermati in mare dalla marina australiana. In cambio, Canberra si è impegnata a versare al paese circa 15 milioni di euro in aiuti allo sviluppo. Leggi

La politica australiana contro i migranti mostra le prime crepe

Tra le reazioni provocate dalla foto del corpo di Aylan Kurdi sulla spiaggia di Bodrum, ce n’è stata una particolarmente odiosa. Il primo ministro australiano Tony Abbott non ha esitato un attimo a cavalcare l’onda emotiva sollevata da quell’immagine e ha commentato: “Per fortuna in Australia abbiamo fermato tutto questo bloccando gli sbarchi illegali”. Leggi