Tante idee, non eccessive, nel notevole Rifiorirai di Aka5ha prodotto insieme a Iosonouncane per l’etichetta Tanca. Uscito lo scorso novembre, il secondo disco di questo autore (che conferma la felicità dell’asse musicale tra Sardegna e Bologna) trova soluzioni per le questioni che si pone, rifugiandosi senza vergogna negli ascolti che l’hanno influenzato negli ultimi anni, soprattutto i Radiohead. Ma lo fa mettendosi al servizio della lingua italiana senza forzarla né rinunciare al suo potenziale espressivo e cantautoriale per timore che suoni innaturale. E ricorre a una temperatura elettronica che pare chiedere altre sbavature e troncature per farsi aliena e in un certo senso più spendibile. Invece Aka5ha dice, e contemporaneamente produce, effetti sentimentali che possono rievocare gli stillicidi di artisti come Joep Beving e Justin Vernon nei suoi progetti multiformi ma anche la rabbia spezzata dei Verdena più quieti, spaziando e contraendosi tra riferimenti personali ed espliciti omaggi. Il risultato è gentile, intelligente – il petrolio tra le mani può avere il sapore del muschio? Se lo chiede in Magia – e inevitabilmente triste. Non malinconico, proprio triste: aggettivo che non dovrebbe creare paura, ché siamo tutti pieni di lutti e quasi tutti abbiamo visto il finale di Stranger things costretti ad ammettere che un personaggio importante è narrativamente morto, ed è proprio sulla soglia di questa accettazione impossibile che esprimiamo a volte i nostri sentimenti più degni di essere raccontati e una nuova magia di cui ci sorprendiamo noi stessi. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1648 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati