**◆ **Crans-Montana e Rigopiano. In entrambi i casi la montagna d’inverno, persone che si ritrovano al chiuso per divertirsi o rilassarsi e invece muoiono, insieme a qualcuno che sta lavorando per il loro divertimento o relax. Le due tragedie sono paragonabili, pur nelle differenze, soprattutto per la catena di responsabilità che hanno portato al tragico epilogo: 29 morti nell’hotel travolto dalla valanga a gennaio 2017 e 41 nel rogo del locale Le Constellation in questo capodanno. Interessi privati e pubbliche negligenze, gravi omissioni: tra le tante l’omessa carta delle valanghe in Abruzzo, gli omessi controlli del comune svizzero. Chi gestisce un’attività è responsabile da un punto di vista giuridico – ma anche etico – della vita e dell’incolumità degli ospiti. Mi stupisce sempre che persone adulte si permettano deroghe così rilevanti riguardo alla sicurezza. L’hotel Rigopiano era rimasto isolato un anno prima, c’era voluto un elicottero per portare il latte ai bebè. E nel locale del Vallese si erano già verificati piccoli roghi, domati sul momento. Eppure i presagi sono stati ignorati, sottovalutati i rischi. Se non elaborata l’esperienza non insegna niente. Altro che maestra di vita. Si è continuato a giocare d’azzardo sulla pelle degli altri, a scommettere di scamparla. Quanto è comune, quanto è fatale quella sconsideratezza che fa presumere: non succederà qui, non capiterà a me.

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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati