Non si uccidono così anche i cavalli? è un film del 1969 diretto da Sydney Pollack, tratto dall’omonimo romanzo di Horace McCoy pubblicato nel 1935. La storia racconta di una maratona di danza organizzata nel 1929, durante la grande depressione. Le coppie, tutte formate da persone povere, ballano per giorni per vincere i 1.500 dollari in palio. Chi resta in piedi rimane in vita. Nel film vediamo come la debolezza umana possa diventare uno spettacolo divertente per gli spettatori, ma soprattutto siamo testimoni di quanto le persone possano compromettere la propria dignità in un “gioco” in cui perdere significa morire e vincere rimanere in vita. È uno spettacolo che ci fa vergognare. E questa vergogna ci rende parte dell’umanità; soffriamo per l’esperienza degli altri, anche se non la viviamo direttamente. È questa la differenza tra dignità e orgoglio. La dignità è un valore comune che abbiamo accettato dopo un’esperienza di vita millenaria. O almeno è stato così fino a poco tempo fa.

Secondo alcuni stimati economisti oggi gli indicatori economici non sono molto diversi dal 1930, quando si affermò il nazifascismo. Addirittura alcuni dimostrano che negli anni precedenti alla prima guerra mondiale c’era un livello di disuguaglianza simile a quello attuale. Tanto che dal 2016 perfino dalla fortezza più salda del capitalismo, Davos, si grida lo stesso slogan: “Così non possiamo continuare. Dobbiamo rivedere il sistema”. Gli stessi vertici del sistema ammettono che la disuguaglianza economica mondiale non è più sostenibile. Per di più oggi, a differenza degli anni trenta, possiamo calcolare con precisione quando avverrà la fine del pianeta, e il mondo è praticamente abituato a un numero enorme di morti causate da un virus. E proprio in un periodo così, dalla Corea del Sud, una piccola fortezza del neoliberismo sfrenato, arriva la serie Squid game (Il gioco del calamaro). Ci sono già più di duemila siti che vendono le uniformi o l’equipaggiamento delle guardie e dei prigionieri (i giocatori) della serie. Ma la questione principale è questa: i giovani di tutto il mondo muoiono dalla voglia di replicare il gioco della serie nella vita reale. Al punto che nei giorni scorsi il capo della polizia britannica ha ufficialmente avvisato i giovani di tenersi lontani dai siti che invitano a imitarlo.

Le uniformi dei protagonisti di Squid game sono già in vendita online. E i giovani di tutto il mondo muoiono dalla voglia di replicare il gioco della serie tv nella vita reale

Per chi non conosce la serie la trama è questa: persone disperate e senza soldi vengono radunate in una gigantesca struttura e partecipano a dei giochi per bambini per vincere un premio milionario. Chi perde è ucciso all’istante. Scoperta la regola, i sopravvissuti alla prima prova decidono di abbandonare il gioco, ma le loro vite reali sono talmente una tortura che ricominciano a giocare con la speranza di aggiudicarsi il premio. Da lì in poi è una caduta libera nel terrore, nel sangue e nell’ignominia. La serie che scivola nel pozzo senza fondo del disonore si è trasformata in un oggetto del desiderio tra i giovani. Al punto che la polizia è costretta a impedire alle persone di partecipare a questa strage di dignità fatta per divertimento.

Da circa trent’anni, da quanto sono comparsi i reality show, sono stati realizzati numerosi programmi incentrati sulla dignità degli esseri umani per chi non è infastidito da questo genere di giochi sporchi e pericolosi. Guardare gli anfratti oscuri che si aprono nelle persone quando sono messe alla prova, accettando di mettere in mostra la loro vita privata, di partecipare a una gara che le riduce in uno stato di paura e disperazione, è diventato un divertimento. Vedere i momenti in cui si risveglia la cattiveria radicale che, in condizioni normali, rimane sopita, ha stuzzicato l’appetito della gente. E alla fine si è costituito un nuovo ordine in cui la vergogna provata per lo svilimento della dignità altrui è stata tolta di mezzo. In cui c’è un’ebbrezza del disonore di giovani che gridano “colpiamo fino in fondo”. L’accettazione della dignità come valore comune, da riconoscere e difendere come diritto umano, è storia recente. Comincia con l’illuminismo, ma dopo qualche secolo ecco dove siamo: persone che si divertono davanti a una messa in scena in cui uccidere un amico per vincere e restare in vita è un gioco.

Perché guardiamo film e serie tv come questi? In passato era un modo per osservare un sistema sociale spietato e le sue conseguenze sulle persone. Se tutti vedono come agisce, pensavamo, possiamo cambiarlo. Oggi è come correre ridendo verso il confine in cui l’umanità e la bellezza finiscono, verso la propria fine, come pinguini che si suicidano in massa. Sul volto di Jane Fonda, che interpretava Gloria nel film di Pollack, c’era un grande dolore. Quel dolore oggi è scomparso, siamo all’inizio di un gioco molto più grande e pericoloso. Se accettiamo di essere una specie che può vivere senza dignità, l’ordine che ne scaturirà potrebbe somigliare a un documentario sulla seconda guerra mondiale, restaurato a colori. Ma questa volta nel documentario è possibile che tutti ridano. ◆ ga

Ece Temelkuran è una giornalista turca che vive in Croazia. In Italia ha pubblicato La fiducia e la dignità. Dieci scelte urgenti per un presente migliore (Bollati Boringhieri 2021). Ha scritto questa column per il giornale turco Oksijen.

Questo articolo è uscito sul numero 1432 di Internazionale, a pagina 44. Compra questo numero | Abbonati