Internet

Accordo

Il blogger svedese John Nerst ha coniato la parola “erisologia”: lo studio di come litighiamo, soprattutto online. Ma le discussioni aggressive sono solo il sintomo di questioni di fondo. Leggi

Parole

Ventisei parole consentono a internet di essere un posto libero, aperto, accessibile a tutti. Nel bene e nel male, senza queste parole internet oggi sarebbe molto diversa. Leggi

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È inutile negare che la tecnologia cambi il nostro cervello

Chi è nato con internet forse ha poca voglia di ragionare sull’uso delle nuove tecnologie. Ma questo non significa che sia sbagliato lanciare avvertimenti. Leggi

Inondazione

Per impedire ai cittadini di informarsi, nel mondo digitale la censura usa la paura, l’attrito e l’inondazione. Leggi

Alla ricerca di chi odia su internet

“Volevo capire chi sono le persone che scrivono commenti carichi d’odio su internet”, dice il documentarista norvegese Kyrre Lien. Leggi

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Diventare famosi su internet

Sei diventata la “regina di Google+”? Ma che tristezza. Leggi

Nuove star di internet

Il sogno di migliaia di giovani cinesi che sperano di diventare famosi presentando trasmissioni in diretta streaming. Leggi

Lucetta

Quanto sono reali i rischi di un attacco informatico negli Stati Uniti o in Europa? La tentazione di reagire in modo eccessivo – con leggi restrittive o investendo in strumenti di difesa – è forte. Ma in un articolo uscito otto anni fa sulla Boston Review, Evgeny Morozov già lamentava la mancanza di ogni elemento concreto quando si parla di guerre informatiche. Leggi

In Camerun si combatte la battaglia per la libertà di internet

Da quasi due mesi il governo del Camerun ha deliberatamente oscurato internet nella parte anglofona del paese, ufficialmente bilingue, dov’è attualmente in corso un’ondata di proteste contro le discriminazioni. Leggi

Nei meandri del web profondo

Dread Pirate Roberts era lo pseudonimo dell’amministratore del mercato nero online Silk Road, il sito dove si trovava in vendita ogni cosa proibita nel mondo reale e sull’internet che conosciamo. Secondo l’Fbi dietro quel profilo si nascondeva il ventinovenne Ross William Ulbricht, arrestato nel 2013. La teoria del documentario Deep web è però che quell’indagine abbia parecchi punti oscuri. Leggi

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I blogger cubani sfidano il controllo dello stato sull’informazione

A Cuba una nuova generazione di blogger sfida il monopolio dello stato sui mezzi d’informazione. Secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) nell’isola sono stati aperti circa tremila blog indipendenti. Ma l’accesso a internet è ancora troppo costoso per la maggior parte dei cubani. Il video dell’Afp. Leggi

Lo

Nella prima inquadratura di Lo and behold, il nuovo film di Werner Herzog, si vedono dei ragazzi che passeggiano nei viali dell’università della California, a Los Angeles. La voce fuori campo del regista tedesco si chiede se quegli studenti sono consapevoli di trovarsi nel luogo in cui è cominciata “una delle più grandi rivoluzioni che gli esseri umani stanno vivendo”. Leggi

Fatti Nostri. Privacy, diritti e libertà ai tempi dei big data

“La lotta del XXI secolo sarà quella per il diritto al possesso dei nostri dati e sarà combattuta tra la comunità civile e le aziende” è questa la predizione di Paul Mason, giornalista economico britannico di Channel 4 e di The Guardian. Ha partecipato, insieme a Evgeny Morozov, sociologo russo che si occupa di mezzi di comunicazione di massa e nuove tecnologie, al dialogo sull’impatto che l’accesso ai dati ha sulla nostra libertà e sulla democrazia. L’incontro, moderato da Pierfrancesco Romano, giornalista di Internazionale, ha avuto luogo al Teatro Comunale di Ferrara, il 1 ottobre alle 11, nell’ambito del Festival di Internazionale.

“La questione centrale è la regolamentazione dello spazio cibernetico” spiega Morozov. Tutto nasce, secondo il sociologo russo, da un’idea iniziale, poi ripresa dalle aziende della Silicon Valley, che vedeva il cyberspazio come un luogo diverso dal mondo reale, in cui le leggi comuni non possono valere. Per questo spazio vale una legislazione diversa, il cosiddetto diritto cibernetico. “Quando si è tentato di regolamentare un’attività online con le regole del diritto nazionale, ad esempio per Airbnb, l’azienda è ricorsa in giudizio. La sua difesa? Che la regolamentazione limita la sua libertà ed è assimilabile alla censura”. Questo meccanismo dà il via libera a molte attività che dovrebbero invece essere regolamentate.

Attività come quelle di Facebook, Google, Amazon e Uber. Tutte queste società hanno imparato a sfruttare economicamente il collegamento e la comunicazione tra le persone. “La parola chiave è esternalità, quella che si esercita nello spazio tra economia e informazione” afferma Mason. Le aziende ci offrono servizi in apparenza gratuiti, che noi paghiamo cedendo loro la titolarità dei nostri dati collettivi. Questi diventano proprietà dell’azienda, che ci costruisce sopra il suo business. “La mano sinistra buona ci dà i servizi gratuitamente mentre la mano destra prende i nostri dati e può addirittura rivenderli” rincara Morozov, secondo cui il rischio è che i nostri dati finiscano nelle mani di banche o assicurazioni. “I dati sono così importanti che l’industria tecnologica riesce a controllare persino il nostro pensiero e la nostra immaginazione, attraverso la costruzione di storie.”

Internet può così diventare un rischio per la democrazia, secondo Mason. E come può esistere democrazia se non si possiede la tecnologia da cui si dipende? Si chiede Morozov. E, d’altro canto, perché il costo di un sistema alternativo alla Silicon Valley dovrebbe ricadere sul cittadino consumatore, che si troverebbe a dovere pagare di più un servizio offerto da aziende tradizionali? Su questo, Mason e Morozov sono d’accordo: occorre che la comunità si riappropri della tecnologia alla base della gestione dei servizi. “Per uscire da questa situazione, occorre un’alternativa a Uber e Airbnb che sia di tipo governativo” afferma Morozov. Significa quindi un intervento pubblico per costruire infrastrutture digitali, e per raccogliere e gestire i dati che ora sono nelle mani delle aziende della Silicon Valley. “Il consiglio comunale di Ferrara potrebbe, ad esempio, incaricare degli sviluppatori perché scrivano una app che faccia lo stesso lavoro di Uber” sollecita Mason.

L’intervento pubblico è tanto più urgente, poiché le società digitali si stanno muovendo molto più di quanto pensiamo, per avere sempre più potere. “Ad esempio, Google influenza la politica, operando spesso a Bruxelles. Inoltre, si sta ritagliando un ruolo nel settore dell’energia” afferma Morozov, che termina, domandandosi “Vogliamo davvero che in futuro tutto sia gestito da Airbnb, Uber e Google?”

Barbara Zambelli

La Svizzera accetta una maggiore sorveglianza di telefoni e internet

Meno privacy, più sicurezza: è il messaggio che gli svizzeri hanno mandato ai loro leader. Nel voto del 25 settembre il 65,5 per cento degli elettori si è pronunciato a favore di una legge che autorizza i servizi segreti a sorvegliare le comunicazioni telefoniche e le attività su internet. Leggi

Prendiamoci una pausa dalla nostra identità sui social network

Molti di noi tendono a pensare che la separazione tra la nostra identità reale e quella online sia una cosa sbagliata, e spesso lo è: “l’effetto disinibente della rete” è quello che permette al nostro educatissimo vicino di casa di diventare un fanatico che fomenta l’odio sui social network, dove sembra che le regole del vivere civile non valgano. Ma questa presa di distanza può anche essere usata come difesa dal bullismo cibernetico. Leggi

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Una corte federale statunitense difende il principio della neutralità della rete.
Una corte federale statunitense difende il principio della neutralità della rete. In una causa che ha visto la Federal communications commission (Fcc), l’agenzia governativa delle telecomunicazioni, contro un gruppo di provider internet, i giudici hanno considerato internet come un servizio di pubblica utilità, e non come un servizio di comunicazione accessorio. La sentenza sostiene una regolamentazione più rigida della rete internet a banda larga, che impedisca di favorire alcuni tipi di traffico a scapito di altri, ribadendo la cosiddetta neutralità della rete. I provider si appelleranno alla corte suprema.
Vivere
Una famiglia felice di alienati digitali

Nelle rare occasioni in cui guardiamo la tv insieme, i ragazzi continuano ad armeggiare con i loro telefoni. Ma anch’io spesso sono su Twitter, quindi chi sono per lamentarmi? Siamo la classica famiglia moderna, dipendente da cellulari e computer. Leggi

Il popolo della rete

Regola numero uno: il popolo della rete non esiste, ma se potesse votare eleggerebbe Gianni Morandi. Regola numero due: sui social network il confine tra ironia e presa per il culo è estremamente labile. Leggi

La Casa Bianca è pronta a colpire gli hacker cinesi.
La Casa Bianca è pronta a colpire gli hacker cinesi. L’amministrazione statunitense imporrà una serie di sanzioni contro le aziende legate ai casi di spionaggio industriale contro società statunitensi in Cina. L’annuncio è atteso settimana prossima, alla vigilia della prima visita a Washington del presidente cinese Xi Jinping.
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