Sul serio la speranza è l’ultima a morire? Chissà. Oggi come oggi, pare un mieloso luogo comune che spargiamo senza convinzione sul racconto cupo del mondo com’è. Non fa ben sperare la cieca disumanità di Trump e affini. Non fa ben sperare che, decongestionate un pochino le sale ospedaliere di rianimazione, subito si siano gremite quelle di rianimazione economica. Non fa ben sperare la corsa ad appropriarsi di denaro pubblico come toccasana per il profitto privato. Non fa ben sperare che un colosso planetario dell’auto, pur pagando le tasse altrove, voglia senza ritegno miliardi garantiti dallo stato italiano e imbecchi all’uopo giornali appena incamerati, tra l’altro moderatamente di sinistra. Non fa ben sperare che, se si danno soldi alla Fca, ci si senta un po’ stupidi a far le pulci alle piccole imprese o alla folla di evasori che prima sono corsi in ospedali pubblici e ora sgomitano per arraffare soldi sempre pubblici. Non fanno ben sperare nemmeno i bambini tristi senza mascherina, trascinati stizzosamente fuori casa, per un po’ d’aria, da genitori mascherati, senza lavoro, atterriti. Somigliano ai bambini di due bellissimi film visti in tv: Un affare di famiglia e Favolacce . Il più lucido è il secondo. Da non perdere l’ultima immagine mentre scivola nei titoli finali accompagnata dalla nera canzone seicentesca Passacaglia della vita . Disperante.

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Questo articolo è uscito sul numero 1359 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati