**◆ **Covid-19 è femminile o maschile? La domanda è stata già posta e ha ricevuto autorevoli risposte. Virologi, epidemiologi e altri scienziati della tv dicono a ragion veduta: la covid-19. Senonché pesano anche le ragioni non vedute e certe volte contano di più. In base a quelle, la gran parte di noi, che pure degli scienziati giustamente si fida, non riesce ad accettare che covid è femmina e lo chiama il covid . Probabilmente è colpa innanzitutto di quelle vocali, la o e la i . La prima rimanda in linea di massima al maschile singolare e la seconda al maschile plurale. Viene quindi naturale pensare: macché femmina, il covid-19 è maschio. Ma forse c’è anche una spinta più profonda che ha a che fare con il modo in base a cui continuiamo a immaginarci i generi. Ci basta qualche suggestione vocalica per sentirci incoraggiati a considerare maschio un temibile aggressore. Il mundus muliebris è, a partire dalla mamma, carezza, voluttà sensuale, grazia donnesca. Ed è inutile sfoderare gli scempi delle Baccanti, la vendetta di Medea, Lady Macbeth e tutte le dark lady e le catwoman della realtà e del cinema. Da qualche parte, dura nella nostra testa che il sesso femminile è debole, e di una debolezza accogliente, terapeutica. I maschi invece restano disgraziatamente i bestioni di sempre: un pericolo, in gran parte delle loro manifestazioni. Non diversi dal covid-19.

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Questo articolo è uscito sul numero 1360 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati