Per favorire la socializzazione delle nostre figlie, oggi di 10 e 12 anni, ci siamo spesso sacrificati frequentando i genitori delle loro amiche, con cui non avevamo niente da spartire in fatto di interessi, vedute politiche o altro. Le nostre bimbe hanno imparato a stare con gli altri e ad apprezzare il nostro senso di accoglienza, e di questo siamo contenti. Ma ora ci chiediamo, ne valeva la pena? –Magda

Frequentare i genitori dei compagni di classe dei figli è un ottimo modo per farsi degli amici fuori dalla propria bolla: il legame che si crea tra due bambini può far avvicinare famiglie con condizioni sociali e stili di vita molto diversi, che forse in altre circostanze non avrebbero trovato un canale per conoscersi. Adulti distanti tra loro per interessi, professione o culture diverse entrano in contatto in modo casuale e questo può portare alla nascita di amicizie stimolanti. Però bisogna anche essere onesti: se non scatta una curiosità reciproca è inutile insistere.

Aver frequentato persone che trovate noiose, con cui non condividete valori o non vi divertite, non credo sia stato formativo per le vostre figlie: il vostro atteggiamento, più che l’ideale dell’amicizia, gli ha trasmesso quello della civile convivenza. Un sentimento più da vicini di casa o colleghi che da amici. Da adesso in poi, basta sacrifici sociali: frequentate solo le persone con cui ridete, con cui vi trovate bene e a vostro agio, e le ragazze impareranno a seguire il vostro esempio e a cercarsi delle amiche con cui costruire un rapporto genuino e profondo.

Questo articolo è uscito sul numero 1464 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati