Netflix

I funerali della regina britannica Elisabetta II sono stati seguiti da più di quattro miliardi di persone. È l’evento televisivo più visto della storia. Sarà poco regale parlare di numeri, ma va detto che nella diretta il piccolo schermo ritrova sempre la sua ragion d’essere, a dispetto di piattaforme e on demand. Qualcuno sostiene che la parabola della sovrana coincida anche con quella della tv. Credo sia prematuro seppellire il telecomando, ma è vero che l’incoronazione della figlia di Giorgio VI, nel 1953, fu il primo evento televisivo mondiale. A cui è legato un aneddoto significativo. Non essendoci il satellite, negli Stati Uniti la cerimonia fu trasmessa in differita. Cargo di filmati atterrarono sul suolo statunitense per la gioia degli ex sudditi. Ma il palinsesto d’oltreoceano era già confezionato intorno alla pubblicità. E vedere il lento incedere di sua maestà nelle navate di Westminster interrotto dagli spot di sigarette con filtro fu vissuto dai britannici come un oltraggio, rafforzando nell’opinione pubblica l’idea che il sostentamento della tv di stato dovesse continuare a provenire dalle tasse, in spregio a ogni modello commerciale. L’orgoglio monarchico segnò il destino della Bbc, che ancora oggi mantiene fede a quell’antica promessa: tutti i suoi canali, a esclusione di Bbc World, sono finanziati con soldi pubblici, senza spot. Chissà se con re Carlo III le cose cambieranno. Ma secondo me lui è più da Netflix. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1479 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati