Il capodanno lunare, quello che in Italia è chiamato capodanno cinese, quest’anno cade il 22 gennaio ed è anche l’occasione per fare le pulizie di primavera a Hong Kong: si buttano via le cose vecchie, quelle che non fanno altro che prendere polvere, e si lascia circolare aria fresca e nuova, che sarà foriera di buona fortuna se non incontra cianfrusaglie sul suo cammino.

Ora che Hong Kong sta cambiando un po’ ogni giorno, e che la censura e l’autocensura preventiva diventano parte della vita quotidiana, alcuni oggetti del passato che sembravano significativi diventano d’un tratto meno rassicuranti. I giornali vecchi, per esempio: quelli comprati con l’idea di conservarli per sempre perché avevano in prima pagina un evento storico sono diventati illegali? Avere l’ultimo numero del quotidiano Apple Daily, schierato per la democrazia, può creare dei problemi, ora che il suo fondatore Jimmy Lai è in prigione in attesa di una serie apparentemente infinita di processi? Probabilmente no, ma non è nemmeno il caso di lasciarsi prendere dall’ottimismo. Il governo ha rassicurato l’opinione pubblica sul fatto che la legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino non è retroattiva, ma diversi imputati sono stati prima incarcerati per aver infranto altre norme e poi, una volta in prigione, sono stati accusati anche di aver infranto la legge sulla sicurezza nazionale. Quindi non si può certo criticare i più prudenti.

Le biblioteche hanno deciso di rimuovere quei libri che al tempo della pubblicazione erano legali ed erano rimasti esposti sui loro scaffali

In particolare sui libri e sulle altre pubblicazioni, nell’ex capitale asiatica della stampa libera il limite dell’accettabile continua a spostarsi. In diverse occasioni si è scoperto che biblioteche pubbliche e universitarie avevano deciso di togliere dai loro scaffali i libri che erano stati esposti perché, al tempo della pubblicazione, erano sia legali sia considerati d’interesse generale.

Così come si soppesano le vecchie copie dell’Apple Daily, ci si chiede anche se sia il caso di sollevare alcuni temi, ma forse è meglio non svegliare il can che dorme. Esempi di conversazioni reali: “Sai che a quell’università era stato donato l’archivio di Tizio, per chi volesse fare ricerca?”. Risposta: “Non parlarne, magari se ne sono dimenticati”. “Ma secondo te le opere d’arte fatte dai manifestanti nel 2014, che Tizia aveva salvato dalle ruspe e consegnato a quell’altra università sono accessibili, se uno volesse studiarle?”. “Se vai a chiedere è la volta che le distruggono, lascia stare”. Mentre si avvicina il capodanno lunare Chung Pui-kuen e Patrick Lam, due ex caporedattori del quotidiano online Stand News, costretto alla chiusura dalle autorità e accusato di essere una “piattaforma politica”, sono sotto processo. Dato che gli articoli indigesti al governo sono stati pubblicati prima dell’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale, è tornata utile la legge contro la sedizione, risalente all’era coloniale ma ancora in vigore, che punisce l’incitamento alla violenza contro il governo. Così i due giornalisti devono rispondere in tribunale per aver intervistato degli attivisti ora in carcere. Secondo la difesa è necessario sentire una molteplicità di opinioni, e in teoria la stampa è ancora libera a Hong Kong, ma in passato questo ragionamento non ha dato grandi risultati.

Quindi, prudenza vorrebbe che certi giornali, articoli e cimeli fossero buttati via? Un giro di domande a un po’ di amici produce risposte diverse, il che è un buon segno: Hong Kong non è ancora del tutto omologata. Anzi.

Visto che la settimana di vacanza del capodanno lunare si passa preferibilmente in famiglia, le giornate precedenti sono dedicate alle cene con gli amici, per scambiarsi anche un pensierino.

Proprio il giorno in cui un sondaggio diceva che molte persone nel settore pubblico ormai si censurano, a una cena sono stati distribuiti dei distici portafortuna su carta rossa, realizzati da un calligrafo di una nota libreria indipendente in modo perfetto. Sono un oggetto tradizionale: coppie di quattro caratteri cinesi con frasi di buon auspicio, ogni frase è scritta in verticale su strisce di carta rossa. Una recita: “Fiducia nel futuro”. Un’altra, che è la seconda parte di uno degli slogan del 2019 diventati illegali, dice: “Rivoluzione dei nostri tempi”. Altre invece hanno scritto sopra “Benvenuta libertà”, o insulti a chi ha tolto quella libertà.

Pensare che a Hong Kong l’autocensura sia diventata il pane quotidiano è un grosso errore, anche se chi decide di restare fedele a se stesso e ai suoi princìpi magari lo fa in modo più discreto. Nessuno appenderà fuori dall’ingresso di casa questi distici, come si farebbe di solito. Ma magari li sistemerà sugli stipiti della porta della sua stanza da letto. O li terrà chiusi in un libro. Quello che conta è che ci siano. Forse anche i giornali, una volta spolverati, possono essere messi in un armadietto, chi ce li ha non vuole buttarli. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1495 di Internazionale, a pagina 38. Compra questo numero | Abbonati